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In tempo di quarantena, una delle migliori attività a cui può dedicarsi chi ha un giardino, un orto o numerose piante fuori ai balconi è quella del giardinaggio. Questo periodo che tutta Italia sta vivendo è un’occasione per chi ha sempre voluto rifare l’area green di casa propria ma sentiva di non avere nè il tempo nè il pollice verde.

Ancora una volta accorre in nostro aiuto la tecnologia che grazie al web e a numerose applicazioni rende estremamente facile la “rinascita” del pollice verde. Scriverò di seguito le applicazioni da scaricare gratuitamente sul cellulare per diventare un “giardiniere provetto”.

1 . GARDEN TAGS ——> Non è solo una app, ma un social network per chi ha pollice verde e vuole condividere la sua passione con tante altre persone sparse in tutto il mondo. Disponibile sia su App Store che su Google Paly Store, è facile ed intuitiva da utilizzare: dal profilo personale sarà possibile caricare foto del proprio giardino, vedere i giardini degli altri, e trovare ispirazione per migliorare il proprio o ricevere consigli su cosa piantare o come curare fiori e piante attaccate dai vari parassiti.

2. SMART PLANT——-> Con questa app, basta caricare la foto di una pianta (vista per strada, in un parco, o nel giardino del vicino) per ottenere in tempo reale informazioni sulla tipologia di pianta, sulla sua coltivazione e cura. Smart Plant dà anche possibilità di entrare in contatto con esperti di tutto il mondo pronti a fornirci i loro utili consigli.

3 POLLICE VERDE: ORTO ——-> Disponibile solo per dispositivi Android; software completo, una enciclopedia tascabile dove si trovano: piante da orto, piante da frutto, erbe aromatiche e attrezzi da usare per il giardinaggio. Grazie alle “schede prodotto” sarà possibile ricevere tutte le informazioni che si necessitano: dal periodo di semina ai tempi di crescita, la concimatura, l’innaffiamento e possibili parassiti che potrebbero metterne a rischio la vita.

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4 WATERBUG ——–> E’ un’applicazione molto semplice che ci avvisa quando dobbiamo innaffiare le piante per evitare che si secchino. Come funziona? Si scatta la foto della pianta e la si carica sull’applicazione . Waterbug riconoscerà di che pianta si tratta e creerà un piano di irrigazione specifico. Inoltre, per ogni pianta, l’applicazione fornisce una scheda descrittiva ed informativa.

5 FRUTTA E VERDURA DI STAGIONE ——> Questa applicazione, disponibile sia gratis sia ad € 1,21 se si vogliono rimuovere i banner pubblicitari, è utile non solo per chi ha il pollice verde, ma anche per gli amanti della sana alimentazione. La app propone la frutta e la verdura di stagione, indicando una breve descrizione e i mesi in cui sarebbe meglio mangiarli.

L’e book è uno strumento ottimo per il personal branding, per far conoscere il proprio lavoro ed il proprio potenziale agli utenti del web, un modo per affermarsi come esperto del settore e per ottenere più contatti.

Come si scrive un e book? Di seguito alcuni brevi ma importanti passaggi:

1 . Scegliere il target di destinazione dell’e book; studiare i bisogni, i desideri, lo stile di vita delle persone a cui si vuole vendere il libro.

2. Trattare argomenti convincenti che rispondano alle domande dei lettori: il focus deve essere chiaro fin da subito; se già dall’abstract i lettori non capiscono bene di cosa tratta il libro, non l’acquisteranno e passeranno oltre. Ricordate che il web è pieno (ormai saturo) di contenuti e bisogna essere rapidi, chiari, concisi ed originali se si vuole far largo tra la concorrenza.

3. Dividere il libro per capitoli in modo semplice e chiaro. L’e book, così come il libro tradizionale cartaceo, ha bisogno di essere suddiviso in:

  • indice
  • introduzione
  • elenco di ogni argomento principale che si desidera trattare
  • breve descrizione di ciascuno degli argomenti secondari
  • conclusione

Tutto questo proprio per fornire ai lettori un prospetto chiaro ed efficace dei contenuti da fruire.

4. Il titolo. Come per gli articoli giornalistici e per i post dei blog, anche per un e book è fondamentale il titolo che serve a catturare l’attenzione ed a convincere l’utente ad acquistarlo. Il titolo è il biglietto da visita dell’e book ed un consiglio che sento di dare è di effettuare sul web una ricerca delle parole chiave nel settore di cui si scrive ed impostare il titolo del libro proprio sulle key words più ricercate.

5. Stesura manoscritto e correzione bozza. Dopo la stesura del manoscritto (che raccomando di “spalmare” in massimo 150 pagine, per rendere la lettura fruibile e rapida e non annoiare il lettore), c’è la fase delicatissima della correzione delle bozze. La fase di editing va fatta a più occhi, quindi dopo aver riletto il manoscritto almeno due volte, consiglio di consegnarlo ad un’altra persona del settore e poi ad un’altra ancora, in modo che vengano stanati tutti gli errori.

6. Promozione. La fase di sponsorizzazione dell’e book è la più importante. Hai fatto una gran fatica a raccogliere il materiale, fare ricerche, scrivere il libro ed editarlo, ora non vorrai mica tenerlo “nascosto” e farlo leggere solo ad amici e parenti? Il social media marketing ed il digital marketing sono due validi strumenti per far conoscere quanto più possibile il tuo e book. Quindi bisogna impostare una strategia pubblicitaria basata su banner google ads, banner fb, instagram e linkedin ads ed ingaggiare content creator che nei loro account social sponsorizzino il tuo libro.

Utilizzare lo smartphone prima di andare a dormire causa, a lungo andare, danni alla salute fisica e mentale. E’ quanto emerge da numerose ricerche condotte negli ultimi anni, l’ultima delle quali a Boston, negli Stati Uniti, presso il Brigham e Women Hospital. Primo tra tutti i problemi, è quello legato al sonno: l’insonnia è la prima causa di malessere e di ribellione del corpo all’uso smodato del cellulare fino a tarda notte. Infatti la luce artificiale dello smartphone (o computer, o tablet) costringe il cervello a rimanere svegli, destabilizzando così l’organismo. Dall’insonnia derivano poi la stanchezza durante il giorno, il nervosismo, l’ansia e la depressione.

In particolare questi effetti si verificano sugli adolescenti,

motivo per cui gli psichiatri vietano l’uso di smartphone/tablet e pc per una durata di fasce orarie giornaliere molto ampie.

Consigliamo (a tutti in realtà, non solo ai teenager) di spegnere il cellulare verso le prime ore della sera (o metterlo in modalità aerea) e tenerlo in un’altra stanza, quanto più possibile lontani da sé.

Paragrafo a parte meritano i bambini e l’uso che fanno dei cellulari.

I bambini non devono assolutamente avere accesso ai device mobili, tranne che in casi di assoluta emergenza.

Come dichiara il Consiglio Superiore di Sanità “l’uso smodato di telefoni cellulari da parte dei bambini porta ad un elevato tasso di nervosismo, stati di ansia, insonnia, problemi alla vista e problemi di socializzazione”.

Per chi si occupa di e mail marketing, l’essere “bannato” nella casella spam è una rogna da cercare in tutti i modi di evitare. Che cosa venga considerato spam da chi è iscritto ad una e mail è questione di preferenze personali. Il fatto di non conoscere la nostra attività, il nostro brand o il non considerarlo abbastanza rilevante ed interessante sono i motivi principali per i quali l’utente cataloga l’e mail come spam. Questi sono i principali fattori su cui l’e mail marketing ha un controllo limitato ma esistono degli escamotage per ridurre significativamente le possibilità di essere considerati spam.

Tre modi per evitare la condanna a spam:

1)Evitare i filtri per lo spam

A volte i messaggi di e mail marketing possono essere vittima di filtri per lo spam anche se il destinatario ha dato il proprio consenso, per cui è importante conoscere i criteri utilizzati da questi filtri ed evitare i comportamenti penalizzanti quando si compongono i messaggi.

Quali sono questi comportamenti penalizzanti?:

  • Mancanza di equilibrio tra immagini e testo: l’uso di troppe immagini può provocare una mancanza di equilibrio che allerta i filtri per lo spam. Evitate di creare o usare progetti che sovrappongono il testo all’immagine perché il filtro vedrà solo l’immagine e non il testo in esso incorporato.
  • Eccesso di formattazione: quindi eccesso di maiuscole, testo in grassetto e caratteri di dimensioni irregolari.
  • Allegati: cercate di non usare allegati in quanto gli allegati possono provocare l’intervento dei filtri anti spam.
  • Termini osceni: no a linguaggio volgare ma anche a termini come sales offers, crazy dels , free money che richiamano ad una call to action troppo forzata.

2)La pertinenza degli argomenti

Potete inviare una e mail di marketing solo se il messaggio è relativo a prodotti e servizi simili a quelli per cui il destinatario ha espresso in precedenza un interesse. Non mescolate mai i messaggi di marketing; verificate che le vostre e mail siano chiare e coerenti, evitate ciò che può provocare confusione, mantenete i testi semplici per i destinatari.

3)Non nascondete la vostra identità

I destinatari della e mail devono poter identificare chi ha inviato il messaggio, quindi bisogna sempre firmarsi e fornire un indirizzo di posta elettronica al quale poter essere contattati. E’ importante instaurare un rapporto di fiducia ed umano con i propri clienti, proprio per non entrare nelle loro “antipatie” ed essere consì inseriti nella black list degli spam.

Le instagram stories sono una vera e propria strategia di web marketing. Bisogna però utilizzarle in modo intelligente e costante per attirare l’attenzione delle persone ed acquisire engagement e visibilità dall’algoritmo.

Prima di tutto bisogna creare una storyboard che sia in linea con il brand che il tuo profilo instagram vuole proporre: non video, boomerang, frasi inserite a caso o per un piacere personale, bensì video che abbiano una continuità ed un senso con il messaggio che vuoi trasmettere ai followers. Se sei un ristoratore, posterai video inerenti il locale, il menù, i clienti del ristorante; se sei un’estetista posterai video relativi i trattamenti estetici, il prima e il dopo, i commenti in diretta delle tue clienti.

  • Bene ogni tanto dedicare le ig stories anche alla sfera personale, a frame di canzoni preferite o agli aforismi più in voga, ma il timing della sfera personale deve essere sempre minore di quella lavorativa su cui è stato impostato l’account instagram.
  • Anche nelle stories, così come per i post, è fondamentale l’uso degli hashtag. Questi ultimi ci porteranno ad un maggior numero di visualizzazioni, da parte di utenti che avvieranno la ricerca delle storie per hahstag. Inseritene tanti, nascondendoli magari anche sotto le gif.
  • Rendete le stories accattivanti, attraverso gif, stickers, musica, filtri e attraverso i preset (ne cito due tra tanti: StoryArt e Unfold).
  • Create sempre ed in maniera costante un rapporto di fidelizzazione con i vostri followers, rispondendo sempre ai messaggi in direct e creando sondaggi e questionari nelle varie ig stories.

Introduco il post con una breve ma significativa classificazione nel settore di chi lavora sul web, pubblicizzando sui propri account social, prodotti, beni e servizi.

Queste persone, comunemente chiamate influencers perché hanno la capacità di “influenzare” l’opinione e le idee degli utenti che usufruiscono dei loro contenuti, si suddividono in micro categorie in base ai followers che hanno sul proprio account social:

  • Instagrammers (da 50 a 20.000 followers)
  • Micro influencers (dai 21.000 ai 100.000)
  • Influencers (dai 101.000 ad un milione)
  • Web stars (da un milione di followers in poi)

Nei primi tempi del boom di Instagram, era nota l’idea che più seguaci al profilo si possedevano, più successo si riscontrava e di conseguenza si risultava appetibili agli occhi del brand. Con il tempo, questo concetto si è rivoluzionato e gli stessi brand hanno capito che in realtà è proprio nel settore di nicchia che devono puntare. Faccio un esempio pratico: il marchio Puro Bio vuole avvalersi dell’influencer marketing per sponsorizzare il lancio sul mercato del nuovo burro di cacao. La scelta da fare è tra:

  • @Clarissa Marchese (clarissamarchese), account da un milione 200 mila followers di una content creator lanciata dal programma televisivo “Uomini e Donne”
  • @ Elisabetta Pistoni (elisabetta_pistoni), fashion e beauty influencer con 67mila follower

Diminuendo ancora di più le cifre, troviamo un satellite di you tubers ed instagrammers che hanno dai 10.000 followers in più ed hanno incentrato i loro canali solo sulla cosmesi.

Ovviamente la scelta cade sulla seconda e terza opzione, perché gli influencers di nicchia hanno una audience realmente interessata solo ad un argomento specifico , di conseguenza realmente interagiscono con la pubblicità e sono invogliati ad acquistare il prodotto.

Il big account dispone invece di una audience molto variegata e magari poco interessata al biologico; ne consegue che il brand rischierebbe di sprecare i propri soldi investiti in quella determinata campagna pubblicitaria.

Secondo uno studio effettuato da Mention,

i micro influencers sono percepiti come “l’amico della porta accanto”che dà consigli affidabili e nel quale mi posso rispecchiare: attraverso i commenti e i direct di instagram , si crea con essi un rapporto confidenziale e l’utente – consumatore , guidato dai consigli dell’influencer, è realmente invogliato ad acquistare un determinato prodotto e/o servizio.

Come trovare i micro influencers?

Al di là di piattaforme nate per mettere in contatto aziende e chi lavora nel web marketing (Buzzoole e Fly Trendy), il metodo più logico e tradizionale è quello manuale, ovvero scrivere nel motore di ricerca di Instagram e You Tube le parole chiave di interesse precedute dall’hashtag.

I criteri di scelta dei micro influencers sono:

1)competenza

2) autorità

3) affidabilità

Gli utenti di Instagram e You Tube da convertire in  potenziali consumatori devono stimare e potersi fidare di chi sta cercando loro di vendergli il prodotto o servizio:

soprattutto seguendo questi ultimi parametri la campagna sarà performante e con un buon ROI.

Cos’è il copywriting? E’ l’arte dello scrivere testi elaborando una strategia di comunicazione a scopo pubblicitario, ossia allo scopo di causare nel lettore il desiderio di acquistare il prodotto pubblicizzato o di fare “click” su un link e leggere un determinato articolo; quindi scrivere seguendo determinate strategie di marketing.

Il copywriter deve naturalmente attenersi ad un codice etico, non alterando la realtà del prodotto/ servizio

ma esaltandone solo gli aspetti positivi (che è poi, quest’ultimo, il filo conduttore di tutto il sales marketing ).

Branca del copywriting è il SEO (Search Engine Optimization), cioè il redigere testi tenendo conto prima di tutto del posizionamento della pagina web sui motori di ricerca per ottenere così su quella pagina quanto più traffico di utenti possibile.

Quali sono gli strumenti fondamentali nel SEO copywriting?

  • Le keywords
  • Gli alt tag (per rendere le immagini indicizzabili ai motori di ricerca)
  • I titoli ed i blocchi di scrittura H1,H2,H3 per rendere il testo indicizzabile

Un bravo copywriter, prima di scrivere un testo,

deve calarsi nelle vesti dell’utente lettore e tener conto delle seguenti cose:

  • Quali parole chiave userà per cercare nei motori di ricerca l’argomento di interesse ed inserirle nel testo.
  • Conoscere il proprio target
  • La lunghezza dell’articolo che andrà a scrivere che non deve essere eccessiva, con il rischio che il lettore si  stanchi e abbandoni la pagina.
  • Inserire la call to action quasi nell’immediato del testo.
  • Essere sì persuasivo, ma rimanendo comunque sincero e non “ingigantire” la realtà dei fatti: il rischio sarebbe poi di illudere il cliente che una volta acquistato il prodotto ne rimarrebbe scontento e deluso.

Gli utenti quotidiani del web, chi per lavoro, chi per puro diletto, sanno che non è tutto ora ciò che luccica nel grande mondo di internet. Purtroppo le insidie si nascondono anche nelle operazioni più semplici, come iscriversi ad un social network o comprare un regalo online. Certo, forse tutti possiamo immaginare truffe online ma non tutti ci aspettiamo anche dei veri e propri attacchi hacker attraverso i social network. In realtà, sono proprio questi ad essere una gran fonte di guadagno per i cyber criminali. Furto di dati e identità, diffusione di malware e di fake news, sono all’ordine del giorno sui social network. Dunque la domanda sorge spontanea, come ci si può difendere?

I social network si basano sulla fiducia delle persone, degli utenti del web.

Condivisioni, post, video: tutto diventa virale attraverso le piattaforme sociali. Ed è proprio per questo che gli hacker trovano vantaggioso sfruttare questo sistema a catena: infettato un utente si può facilmente raggiungere anche il prossimo. Basti solo pensare al meccanismo delle fake news, che riescono a condizionare ormai opinione pubblica e, si sospetta, a condizionare anche le elezioni politiche (vedi link—-> https://bit.ly/2XFVSuP)

E’ diffuso inoltre il meccanismo per cui foto e dati personali vengono rubati dai profili di utenti reali e usati per creare profili falsi con cui truffare la gente. Molto usate anche le tecniche di phishing, ovvero messaggi o mail con cui veniamo convinti a fornire i nostri dati personali attraverso la scusa dell’utilizzo di un servizio.

Naturalmente per sconfiggere queste problematiche e questi attacchi più o meno gravi e garantirsi una sicurezza sul web, si deve prima di tutto capire che cos’è la sicurezza su internet, o cyber security. Si tratta principalmente di tecniche e strumenti che permettono ad internet e gli utenti che ci navigano di coesistere in un ambiente virtuale sicuro. Gli strumenti possono essere tanti, a partire da password blindate per i nostri account o l’utilizzo di connessioni sicure come le VPN che permettono di navigare in modo prometto e lontano da infiltrazioni pericolose. Inoltre possiamo navigare in incognito con qualunque browser e affidarci a connessioni certificate (soprattutto nel momento in cui dobbiamo effettuare dei pagamenti).

Il punto fondamentale sui social network però è la fiducia degli utenti. Credendolo un ambiente sicuro, l’utente è più propenso a condividere foto e informazioni personali sui social network, piuttosto che in altri siti e piattaforme. Purtroppo per fare ciò dobbiamo anche armarci di consapevolezza, informazioni e soprattutto gestione della nostra privacy online. Consapevolezza che le nostre immagini o dati possono essere visti e letti ovunque nel mondo. Da qui subentra l’informazione: chi può accedere al mio profilo e come? Basta andare sulla sezione privacy delle impostazioni di ogni social network, per rendere il profilo più sicuro.

Diffidate poi da chi vi invia messaggi con richieste particolari e di uso di servizi di cui non siete a conoscenza. Attenti a quanti dati forniti: per un servizio online generalmente basta un username e un’email. Se non siete certi di ciò che state utilizzando fate una ricerca online: altri utenti possono consigliarvi. Ed è questo il alto sano di internet e dei social network.

Articolo scritto dalla dott.ssa Stefania Grosso, dell’azienda TechWarn (——-> https://bit.ly/2Nr3Jsi )

Instagram rappresenta ogni giorno una forma di guadagno per i digital marketers, i content creators, gli imprenditori e, trasversalmente, anche per i chirurghi estetici. In che modo? Grazie “all’effetto selfie”. Il secondo social network al mondo, dopo Facebook, ha lanciato da anni come ben sappiamo la moda dei selfie: in spiaggia, in bagno (ahimè sono maggiori di quanto pensiate i selfie nel bagno di casa!), in piazza con gli amici; per i professionisti di Instagram invece, cioè per chi con esso ci lavora, il contesto dei selfie cambia: più curato nei dettagli, nella scelta dei filtri e nelle pose, anche se la sostanza rimane sempre quella del sembrare super cool nell’ottica di ottenere una foto “acchiappa like” e “acchiappa follow”.

Nella ricerca dello scatto perfetto,

si annida però l’effetto selfie, ossia una distorsione dei lineamenti che si verifica per un gioco ottico di vicinanza dell’obiettivo fotocamera al proprio volto. Mi spiego meglio: se con il cellulare ci scattiamo una foto in primo piano, a pochi centimetri dal nostro volto, noteremo nella foto inestetismi che ad occhio nudo sfuggono: piccole rughe, naso o mento leggermente storto, naso un pò più grande rispetto alla realtà, linee di espressione sulla fronte e via discorrendo. Questo effetto, chiamato appunto effetto selfie è causato dall’inquadratura troppo vicina dell’obiettivo della fotocamera al nostro volto.

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Cosa comporta questo?

Ne consegue che chi attribuisce importanza a questi “inestetismi fotografici” si rivolge al chirurgo estetico per porvi rimedio. In cima alla lista, secondo la Società italiana di medicina estetica, ci sono i Millennials, la generazione nata tra gli anni 80 ed il 2000, che tendono ad avere un rapporto conflittuale con la propria immagine.

«Il rapporto con i social ha alterato notevolmente la percezione di sé » afferma il presidente della Sime, Emanuele Bartoletti – «Questo ‘esercito del selfie’ vede degli inestetismi che non esistevano nemmeno fino a qualche tempo fa. Lo sguardo che i Millennial gettano su loro stessi e’ profondamente influenzato dalla fotocamera del cellulare, che restituisce loro un’immagine che non corrisponde alla realtà. Come medici estetici ci troviamo a dover spiegare che il difetto che ci viene mostrato in una foto e’ stato creato dalla prospettiva dell’inquadratura o dalla distorsione dovuta alla distanza focale dell’obiettivo, e che in realtà non esiste affatto. Non sono solo i tratti del volto ad essere alterati dalle fotocamere degli smartphone, tutto il corpo viene modificato da questo tipo di obiettivo».

« Non è raro» continua l’esperto «che chi sui social sa sfruttare la propria “selfie face”e in generale la propria immagine riesca a farne una vera e propria carriera quindi sono in aumento le richieste di interventi mirati a “venire bene in foto”, più che all’apparire al meglio nella vita di tutti i giorni».