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Medici, chirurghi e operatori sanitari oggigiorno devono considerare i social media come un’opportunità per costruire il proprio personal branding, raggiungendo così quanti più pazienti possibili e, perché no, offrendo anche consigli su malattie e problemi di salute. E’ importante quindi creare una vera e propria strategia di marketing digitale.

Web Site

Bisogna innanzitutto partire dalla costruzione di un buon sito internet che dovrà rimanere sempre aggiornato nei contenuti e nella grafica. Un sito veloce, leggibile, interattivo ed ottimizzato per i dispositivi mobile. Il sito internet è un grande biglietto da visita e risulta fondamentale anche l’attenzione alle tecniche di scrittura SEO, in modo da farlo risultare nelle prime pagine di ricerca, quando l’utente – paziente digita la query di interesse. All’interno del web site ci deve essere una sezione dedicata al blog, dove il medico, almeno due volte a settimana, dovrà caricare post informativi/descrittivi che serviranno a fidelizzare il paziente.

Social media

Una buona tecnica di social media marketing va ad accrescere la brand awareness e permette un’interazione tra il medico ed il paziente, aumentando la possibilità di fidelizzazione a quello specifico medico. I canali social diventano anche una vetrina pubblicitaria dell’operato dello specialista. Si pensi ad esempio ai chirurghi estetici: il “prima” e il “dopo” delle loro operazioni e trattamenti estetici sono tra i più gettonati nella rete ed in tempo reale mostrano ai pazienti la qualità dell’operato dei medici. Con le campagne ADS (campagne pubblicitarie a pagamento) che Facebook, Instagram, Linkedin, Twitter mettono a disposizione, gli specialisti possono sponsorizzarsi ad un target di persone i cui parametri impostano loro stessi, raggiungendo così nuovi potenziali pazienti.

E mail marketing

L’invio delle e mail è un ottimo modo per rimanere in contatto con i propri pazienti e raggiungerne di nuovi (magari quelli che hanno espresso  interesse per una procedura chirurgica o un trattamento). Si possono condividere tramite e mail nuove promozioni, i post dei blog ed ultime notizie di best practice mediche. La creazione e la condivisione di newsletter è un ulteriore strumento di fidelizzazione del paziente.

Influencer marketing

Ingaggiare micro influencer ed influencer nella sponsorizzazione del proprio esercizio di medico professionista può risultare di grande aiuto nel raggiungere un target di persone molto ampio. Ricordiamo infatti che al di là del numero dei followers che un influencer può avere, un post pubblicato sulla sua pagina instagram raggiunge migliaia di visualizzazioni nell’arco di mesi, se creato intelligentemente con hashtag ad hoc.

Noti medici italiani ingaggiano gli influencer per pubblicizzarsi, come ad esempio i chirurghi estetici Giacomo Urtis Igor Poccia,  Pietro Lorenzetti oppure il medico ortopedico Giovanni Angiolini

Oltre agli influencer virtuali (leggi qui il post), stanno diventando di moda anche gli abiti digitali, per la gioia degli ambientalisti.

Quella della moda, si sa, è una delle industrie più inquinanti in assoluto e con l’influencer marketing la situazione è peggiorata: molti abiti possono essere indossati dagli instagrammer un’unica volta nei loro post e poi vengono rispediti all’azienda che magari li brucia, anziché riciclarli.

Un retailer norvegese – Carlings – si è opposto a questo consumismo e ha da poco lanciato una collezione di “abiti digitali”: l’influencer li acquista per una modica cifra, carica una sua foto sul sito ed il software li “modella “addosso. A questo punto l’influencer può scattare qualche foto e poi, via, si procede al successivo cambio look.

“Nell’ultimo decennio, la moda si è spostata dalla strada ai social media”, spiega Morten Grubak, Direttore Creativo della società che ha lanciato gli abiti digitali. “Le piattaforme come Instagram oggi sono passerelle virtuali per milioni di persone che si esprimono nei modi più incredibili. Sono loro a spingere in avanti la moda alla velocità della luce.

Naturalmente, la collezione è creata per l’epoca digitale in cui viviamo. Tutto è “tech”, e i capi lo rispecchiano: tute metalliche, flash improvvisi e codici stampati su felpe sono tutti accenni neanche troppo velati al mondo della tecnologia, insieme a slogan come “Artificial Excellence” e “I’m Not A Robot”, che diventano ancora più meta perché indossati da influencer virtuali come Perl.

È facile essere scettici quando si tratta di un capo che non si può davvero indossare (sul sito è presente il disclaimer “non riceverete una versione fisica di questo oggetto”, e alcuni utenti sono rimasti interdetti), ma ci sono comunque alcuni lati positivi. “Produrre questi capi significherebbe doverli mettere in vendita a prezzi altissimi. Nella maggior parte dei casi, verrebbero indossati un paio di volte a causa del loro design così riconoscibile, quindi in un certo senso abbiamo democratizzato l’industria della moda mettendo in vendita una collezione acquistabile da chiunque”, continua Grubak. “Abbiamo anche aperto nuove possibilità in fatto di styling, perché in questo modo i nostri consumi non avranno un impatto negativo sull’ambiente”.

Le instagram stories sono una vera e propria strategia di web marketing. Bisogna però utilizzarle in modo intelligente e costante per attirare l’attenzione delle persone ed acquisire engagement e visibilità dall’algoritmo.

Prima di tutto bisogna creare una storyboard che sia in linea con il brand che il tuo profilo instagram vuole proporre: non video, boomerang, frasi inserite a caso o per un piacere personale, bensì video che abbiano una continuità ed un senso con il messaggio che vuoi trasmettere ai followers. Se sei un ristoratore, posterai video inerenti il locale, il menù, i clienti del ristorante; se sei un’estetista posterai video relativi i trattamenti estetici, il prima e il dopo, i commenti in diretta delle tue clienti.

  • Bene ogni tanto dedicare le ig stories anche alla sfera personale, a frame di canzoni preferite o agli aforismi più in voga, ma il timing della sfera personale deve essere sempre minore di quella lavorativa su cui è stato impostato l’account instagram.
  • Anche nelle stories, così come per i post, è fondamentale l’uso degli hashtag. Questi ultimi ci porteranno ad un maggior numero di visualizzazioni, da parte di utenti che avvieranno la ricerca delle storie per hahstag. Inseritene tanti, nascondendoli magari anche sotto le gif.
  • Rendete le stories accattivanti, attraverso gif, stickers, musica, filtri e attraverso i preset (ne cito due tra tanti: StoryArt e Unfold).
  • Create sempre ed in maniera costante un rapporto di fidelizzazione con i vostri followers, rispondendo sempre ai messaggi in direct e creando sondaggi e questionari nelle varie ig stories.

Introduco il post con una breve ma significativa classificazione nel settore di chi lavora sul web, pubblicizzando sui propri account social, prodotti, beni e servizi.

Queste persone, comunemente chiamate influencers perché hanno la capacità di “influenzare” l’opinione e le idee degli utenti che usufruiscono dei loro contenuti, si suddividono in micro categorie in base ai followers che hanno sul proprio account social:

  • Instagrammers (da 50 a 20.000 followers)
  • Micro influencers (dai 21.000 ai 100.000)
  • Influencers (dai 101.000 ad un milione)
  • Web stars (da un milione di followers in poi)

Nei primi tempi del boom di Instagram, era nota l’idea che più seguaci al profilo si possedevano, più successo si riscontrava e di conseguenza si risultava appetibili agli occhi del brand. Con il tempo, questo concetto si è rivoluzionato e gli stessi brand hanno capito che in realtà è proprio nel settore di nicchia che devono puntare. Faccio un esempio pratico: il marchio Puro Bio vuole avvalersi dell’influencer marketing per sponsorizzare il lancio sul mercato del nuovo burro di cacao. La scelta da fare è tra:

  • @Clarissa Marchese (clarissamarchese), account da un milione 200 mila followers di una content creator lanciata dal programma televisivo “Uomini e Donne”
  • @ Elisabetta Pistoni (elisabetta_pistoni), fashion e beauty influencer con 67mila follower

Diminuendo ancora di più le cifre, troviamo un satellite di you tubers ed instagrammers che hanno dai 10.000 followers in più ed hanno incentrato i loro canali solo sulla cosmesi.

Ovviamente la scelta cade sulla seconda e terza opzione, perché gli influencers di nicchia hanno una audience realmente interessata solo ad un argomento specifico , di conseguenza realmente interagiscono con la pubblicità e sono invogliati ad acquistare il prodotto.

Il big account dispone invece di una audience molto variegata e magari poco interessata al biologico; ne consegue che il brand rischierebbe di sprecare i propri soldi investiti in quella determinata campagna pubblicitaria.

Secondo uno studio effettuato da Mention,

i micro influencers sono percepiti come “l’amico della porta accanto”che dà consigli affidabili e nel quale mi posso rispecchiare: attraverso i commenti e i direct di instagram , si crea con essi un rapporto confidenziale e l’utente – consumatore , guidato dai consigli dell’influencer, è realmente invogliato ad acquistare un determinato prodotto e/o servizio.

Come trovare i micro influencers?

Al di là di piattaforme nate per mettere in contatto aziende e chi lavora nel web marketing (Buzzoole e Fly Trendy), il metodo più logico e tradizionale è quello manuale, ovvero scrivere nel motore di ricerca di Instagram e You Tube le parole chiave di interesse precedute dall’hashtag.

I criteri di scelta dei micro influencers sono:

1)competenza

2) autorità

3) affidabilità

Gli utenti di Instagram e You Tube da convertire in  potenziali consumatori devono stimare e potersi fidare di chi sta cercando loro di vendergli il prodotto o servizio:

soprattutto seguendo questi ultimi parametri la campagna sarà performante e con un buon ROI.

Dall’universo immaginario tridimensionale nato nel 2003 e chiamato SECOND LIFE agli avatar che su instagram dettano mode e tendenze, il passo è breve. Le figure CGI (computer generated imagery) oltre che popolari per i videogiochi fanno acquolina anche ai grandi brand di lusso che le utilizzano per sponsorizzare su instagram i loro prodotti. Ne sono un esempio Noonoouri, Lil Miquela e Margot, donne bellissime, modelle di varie etnie, con migliaia di follower sui loro account social.

Perché sono così ricercate dalle aziende?

Semplice: essendo bambole virtuali e non esseri umani in carne ed ossa e con una testa pensante, non “creano problemi”, nel senso che non si oppongono alle scelte degli sponsor, non “fanno capricci”, non chiedono compensi molto alti.


Noonoouri che vanta 273.000 follower su instagram
Lil Miquela, con un seguito di ben 1milione 500 mila persone

Incredibile notare come questi avatar influencer registrino un altissimo engagement: per citare un esempio Noonouri sotto la maggiorparte delle foto, colleziona dai 100 ai 200 commenti ed in media 8.000 like.

Queste virtual influencer, un pò bratz, un pò barbie

sono adorate dalla generazione Millennials (quella nata all’inizio degli anni ’80) e la generazione Z (ossia coloro nati dal 1995 al 2012): il marketing pubblicitario in questo caso punta soprattutto a questi due target.

Grande scalpore ha creato il caso di Shudu Gram , influencer dalla pelle scurissima, che ha esordito su instagram pubblicizzando prodotti e tematiche relative all’Africa: per parecchi mesi dal suo esordio, si pensava fosse una modella in carne ed ossa, poi Cameron James Wilson (ideatore di Shudu e fotografo britannico) ha svelato la vera identità, cioè quella di “bambola” virtuale.

Al momento una delle sue collaborazioni di maggior successo è quella con Fenty Beauty, linea cosmetica fondata dalla cantante Rihanna.

Di seguito i link agli account instagram dei sopra citati avatar influencer:

Noonoouri (https://bit.ly/2IqbwU8)

Lil Miquela (https://bit.ly/2N0gJ3X)

Shudu Gram (https://bit.ly/2IFyUMO)

Nel grande mare magnum di internet emergere non è facile. Così come è saturo il mercato off line, anche on line non c’è più nicchia che tenga. E’ quindi importante che blogger, instagrammer, you tuber ed imprenditori digitali siano solidali tra loro, concedendosi il link building allo scopo di una maggiore reciproca visibilità.

Il link building è una strategia di comunicazione eccezionale per emergere in rete

ma bisogna vigilare sui partner con i quali la si applica. Accade talvolta che se il blog, il sito internet, l’account di riferimento che ti nomina è scadente di qualità, faccia conseguenzialmente abbassare il ranking del tuo sito. Ma perché è importante darsi reciproca visibilità sul web?

  • per pubblicizzarsi e quindi accrescere la propria brand awareness
  • per aumentare il numero di followers
  • per procacciare nuovi clienti e nuove opportunità di lavoro
  • per accrescere il proprio bagaglio culturale
  • (in ultimo, ma non per questo ultimo) per solidarietà tra i colleghi

Esempi di link building:

Su instagram: un instagrammer nel suo post inserisce il tag di un altro profilo instagram o l’indirizzo di un sito web o, infine, nella story, inserisce lo swipe up all’account/sito/blog da pubblicizzare.

Su you tube: la collaborazione tra you tuber: girano insieme lo stesso video su un determinato argomento sotto elencando i reciproci canali.

Sui blog: il blogger, in un suo post, inserisce il link in uscita verso un altro blog o sito internet.

I social network sono ormai parte integrante della nostra vita, tocchiamo lo schermo del nostro cellulare non meno di 50 volte al giorno e nelle pause tra un lavoro e l’altro balziamo da Facebook, ad Instagram, da Twitter a Linkedin a You Tube. Ci sono talvolta alcune persone (soprattutto giovani) che ne fanno un forte abuso e che decisamente avrebbero bisogno di ciò che gli psicologi chiamano “cura digital detox”. Scopriamo quali sono gli effetti collaterali dell’eccessivo uso dei social network:

Una ricerca del Journal of Social and Clinical Psicology ha rilevato come coloro che trascorrono molte ore sui social possono sviluppare sintomi simili alla depressione. Il motivo?

Perchè si paragona continuamente la nostra vita con le immagini ed i video mostrati dagli altri, che sono solo spezzoni di vita “esasperati” in chiave positiva: luoghi paradisiaci, outfit all’ultimo grido, selfie caratterizzati da lineamenti, trucco e parrucco impeccabili.: tutto riconduce alla perfezione, che in realtà non esiste, è solo una “montatura” per creare engagement ed assicurarsi quindi un giusto seguito.

Oltre alla depressione, altri sintomi mandati dal corpo come campanello d’allarme per l’indigestione da internet sono il mal di testa, il bruciore degli occhi, la stanchezza mentale, la sensazione di stordimento. Anche la mania compulsiva di accedere ogni poco al proprio profilo social per verificare quanti like, condivisioni o visualizzazioni hanno ricevuto i post e le instagram stories è segno che si sta perdendo il senso della realtà off line a vantaggio della dimensione ovattata del web.

Esistono cure per la dipendenza da internet e nello specifico dai social network? Certo!

Prima di tutto uscire per fare lunghe passeggiate (sarebbe meglio a contatto con la natura) lasciando tassativamente il cellulare a casa!

Seconda cosa: arricchire la propria vita di relazioni sociali , incontrandosi quanto più possibile con amici e conoscenti ed intraprendere nuove conoscenze che ci riempiano le giornate ed i lassi di tempo libero.

Terzo aspetto: dedicarsi ai vari hobbies (preferibilmente fuori casa e con il cellulare spento). Iscriversi in palestra dove, oltre al corpo, si allena anche la mente (l’esercizio fisico rilascia infatti dopamina ed endorfina che sono salutari per l’umore).

Quarta soluzione: se si tratta di una grave forma di dipendenza, è necessario consultare uno psicologo che essendo un medico specializzato, rileverà le soluzioni più adeguate.