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Instagram rappresenta ogni giorno una forma di guadagno per i digital marketers, i content creators, gli imprenditori e, trasversalmente, anche per i chirurghi estetici. In che modo? Grazie “all’effetto selfie”. Il secondo social network al mondo, dopo Facebook, ha lanciato da anni come ben sappiamo la moda dei selfie: in spiaggia, in bagno (ahimè sono maggiori di quanto pensiate i selfie nel bagno di casa!), in piazza con gli amici; per i professionisti di Instagram invece, cioè per chi con esso ci lavora, il contesto dei selfie cambia: più curato nei dettagli, nella scelta dei filtri e nelle pose, anche se la sostanza rimane sempre quella del sembrare super cool nell’ottica di ottenere una foto “acchiappa like” e “acchiappa follow”.

Nella ricerca dello scatto perfetto,

si annida però l’effetto selfie, ossia una distorsione dei lineamenti che si verifica per un gioco ottico di vicinanza dell’obiettivo fotocamera al proprio volto. Mi spiego meglio: se con il cellulare ci scattiamo una foto in primo piano, a pochi centimetri dal nostro volto, noteremo nella foto inestetismi che ad occhio nudo sfuggono: piccole rughe, naso o mento leggermente storto, naso un pò più grande rispetto alla realtà, linee di espressione sulla fronte e via discorrendo. Questo effetto, chiamato appunto effetto selfie è causato dall’inquadratura troppo vicina dell’obiettivo della fotocamera al nostro volto.

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Cosa comporta questo?

Ne consegue che chi attribuisce importanza a questi “inestetismi fotografici” si rivolge al chirurgo estetico per porvi rimedio. In cima alla lista, secondo la Società italiana di medicina estetica, ci sono i Millennials, la generazione nata tra gli anni 80 ed il 2000, che tendono ad avere un rapporto conflittuale con la propria immagine.

«Il rapporto con i social ha alterato notevolmente la percezione di sé » afferma il presidente della Sime, Emanuele Bartoletti – «Questo ‘esercito del selfie’ vede degli inestetismi che non esistevano nemmeno fino a qualche tempo fa. Lo sguardo che i Millennial gettano su loro stessi e’ profondamente influenzato dalla fotocamera del cellulare, che restituisce loro un’immagine che non corrisponde alla realtà. Come medici estetici ci troviamo a dover spiegare che il difetto che ci viene mostrato in una foto e’ stato creato dalla prospettiva dell’inquadratura o dalla distorsione dovuta alla distanza focale dell’obiettivo, e che in realtà non esiste affatto. Non sono solo i tratti del volto ad essere alterati dalle fotocamere degli smartphone, tutto il corpo viene modificato da questo tipo di obiettivo».

« Non è raro» continua l’esperto «che chi sui social sa sfruttare la propria “selfie face”e in generale la propria immagine riesca a farne una vera e propria carriera quindi sono in aumento le richieste di interventi mirati a “venire bene in foto”, più che all’apparire al meglio nella vita di tutti i giorni».

Cos’è il remarketing? Secondo Google Academy è “un modo per connettersi con le persone che hanno precedentemente interagito con il tuo sito web o la tua app per dispositivi mobili”. E’ una tecnica che consente all’inserzionista di posizionare strategicamente gli annunci in modo da renderli visibili ai segmenti di pubblico mentre navigano in Google contribuendo ad aumentare la notorietà del brand e (nel caso degli   e – commerce) a ricordare ai segmenti di pubblico di effettuare un acquisto.

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Linkedin, noto strumento per creare dell’ottimo personal branding, offre tra i suoi servizi anche la ricerca di offerte di lavoro e la ricerca di personale.

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Posto di seguito il link all’articolo scritto da Chiara Dal Ben, Docente Ninja Academy e Head of Influencer Network presso Venicemesh.

L’elaborato è molto interessante e pone in evidenza luci ed ombre di questa attività sempre più in voga oggigiorno.

Buona lettura 🙂

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