Per chi si occupa di e mail marketing, l’essere “bannato” nella casella spam è una rogna da cercare in tutti i modi di evitare. Che cosa venga considerato spam da chi è iscritto ad una e mail è questione di preferenze personali. Il fatto di non conoscere la nostra attività, il nostro brand o il non considerarlo abbastanza rilevante ed interessante sono i motivi principali per i quali l’utente cataloga l’e mail come spam. Questi sono i principali fattori su cui l’e mail marketing ha un controllo limitato ma esistono degli escamotage per ridurre significativamente le possibilità di essere considerati spam.

Tre modi per evitare la condanna a spam:

1)Evitare i filtri per lo spam

A volte i messaggi di e mail marketing possono essere vittima di filtri per lo spam anche se il destinatario ha dato il proprio consenso, per cui è importante conoscere i criteri utilizzati da questi filtri ed evitare i comportamenti penalizzanti quando si compongono i messaggi.

Quali sono questi comportamenti penalizzanti?:

  • Mancanza di equilibrio tra immagini e testo: l’uso di troppe immagini può provocare una mancanza di equilibrio che allerta i filtri per lo spam. Evitate di creare o usare progetti che sovrappongono il testo all’immagine perché il filtro vedrà solo l’immagine e non il testo in esso incorporato.
  • Eccesso di formattazione: quindi eccesso di maiuscole, testo in grassetto e caratteri di dimensioni irregolari.
  • Allegati: cercate di non usare allegati in quanto gli allegati possono provocare l’intervento dei filtri anti spam.
  • Termini osceni: no a linguaggio volgare ma anche a termini come sales offers, crazy dels , free money che richiamano ad una call to action troppo forzata.

2)La pertinenza degli argomenti

Potete inviare una e mail di marketing solo se il messaggio è relativo a prodotti e servizi simili a quelli per cui il destinatario ha espresso in precedenza un interesse. Non mescolate mai i messaggi di marketing; verificate che le vostre e mail siano chiare e coerenti, evitate ciò che può provocare confusione, mantenete i testi semplici per i destinatari.

3)Non nascondete la vostra identità

I destinatari della e mail devono poter identificare chi ha inviato il messaggio, quindi bisogna sempre firmarsi e fornire un indirizzo di posta elettronica al quale poter essere contattati. E’ importante instaurare un rapporto di fiducia ed umano con i propri clienti, proprio per non entrare nelle loro “antipatie” ed essere consì inseriti nella black list degli spam.

Uno degli obiettivi principali di Linkedin è la ricerca delle offerte di lavoro. Sulla base del profilo, Linkedin suggerirà ad ogni iscritto alla sua rete le offerte di lavoro più appropriate e avvertirà tramite posta elettronica nuove offerte pertinenti che si presenteranno.

Per cercare un posto di lavoro,

indicate il titolo per parola chiave o nome dell’azienda, poi compilate le altre informazioni richieste, come la località geografica in cui vorreste lavorare, le dimensioni dell’azienda ed il settore al quale siete interessati. Fate click su “fine” e Linkedin procederà.

Per trovare personale (quindi nell’ottica dell’imprenditore che inserisce l’annuncio di lavoro)

Linkedin garantisce almeno dieci domande per ogni posto di lavoro pubblicato e gestirà il processo di presentazione delle candidature, dando un ordinamento delle domande sulla base del profilo dei candidati rispetto alla job description.

Per pubblicare un’offerta di lavoro, scegliete prima la vostra azienda scrivendone il nome nella casella di testo e selezionandola dall’elenco. Poi scrivete un titolo in modo che Linkedin possa creare abbinamenti migliori con i potenziali candidati. Scrivete la job description dettagliata e spuntate l’opzione di preferenza: cioè  se preferite ricevere le domande direttamente per posta elettronica o sulla pagina apposita del sito aziendale.

Linkedin è un social network nato proprio con uno scopo professionale, cioè per mettere in contatto professionisti di vari settori per scambi di opinioni, offerte di lavoro, ricerca personale e condivisone articoli e post inerenti specifici ambiti lavorativi.

Le instagram stories sono una vera e propria strategia di web marketing. Bisogna però utilizzarle in modo intelligente e costante per attirare l’attenzione delle persone ed acquisire engagement e visibilità dall’algoritmo.

Prima di tutto bisogna creare una storyboard che sia in linea con il brand che il tuo profilo instagram vuole proporre: non video, boomerang, frasi inserite a caso o per un piacere personale, bensì video che abbiano una continuità ed un senso con il messaggio che vuoi trasmettere ai followers. Se sei un ristoratore, posterai video inerenti il locale, il menù, i clienti del ristorante; se sei un’estetista posterai video relativi i trattamenti estetici, il prima e il dopo, i commenti in diretta delle tue clienti.

  • Bene ogni tanto dedicare le ig stories anche alla sfera personale, a frame di canzoni preferite o agli aforismi più in voga, ma il timing della sfera personale deve essere sempre minore di quella lavorativa su cui è stato impostato l’account instagram.
  • Anche nelle stories, così come per i post, è fondamentale l’uso degli hashtag. Questi ultimi ci porteranno ad un maggior numero di visualizzazioni, da parte di utenti che avvieranno la ricerca delle storie per hahstag. Inseritene tanti, nascondendoli magari anche sotto le gif.
  • Rendete le stories accattivanti, attraverso gif, stickers, musica, filtri e attraverso i preset (ne cito due tra tanti: StoryArt e Unfold).
  • Create sempre ed in maniera costante un rapporto di fidelizzazione con i vostri followers, rispondendo sempre ai messaggi in direct e creando sondaggi e questionari nelle varie ig stories.

Introduco il post con una breve ma significativa classificazione nel settore di chi lavora sul web, pubblicizzando sui propri account social, prodotti, beni e servizi.

Queste persone, comunemente chiamate influencers perché hanno la capacità di “influenzare” l’opinione e le idee degli utenti che usufruiscono dei loro contenuti, si suddividono in micro categorie in base ai followers che hanno sul proprio account social:

  • Instagrammers (da 50 a 20.000 followers)
  • Micro influencers (dai 21.000 ai 100.000)
  • Influencers (dai 101.000 ad un milione)
  • Web stars (da un milione di followers in poi)

Nei primi tempi del boom di Instagram, era nota l’idea che più seguaci al profilo si possedevano, più successo si riscontrava e di conseguenza si risultava appetibili agli occhi del brand. Con il tempo, questo concetto si è rivoluzionato e gli stessi brand hanno capito che in realtà è proprio nel settore di nicchia che devono puntare. Faccio un esempio pratico: il marchio Puro Bio vuole avvalersi dell’influencer marketing per sponsorizzare il lancio sul mercato del nuovo burro di cacao. La scelta da fare è tra:

  • @Clarissa Marchese (clarissamarchese), account da un milione 200 mila followers di una content creator lanciata dal programma televisivo “Uomini e Donne”
  • @ Elisabetta Pistoni (elisabetta_pistoni), fashion e beauty influencer con 67mila follower

Diminuendo ancora di più le cifre, troviamo un satellite di you tubers ed instagrammers che hanno dai 10.000 followers in più ed hanno incentrato i loro canali solo sulla cosmesi.

Ovviamente la scelta cade sulla seconda e terza opzione, perché gli influencers di nicchia hanno una audience realmente interessata solo ad un argomento specifico , di conseguenza realmente interagiscono con la pubblicità e sono invogliati ad acquistare il prodotto.

Il big account dispone invece di una audience molto variegata e magari poco interessata al biologico; ne consegue che il brand rischierebbe di sprecare i propri soldi investiti in quella determinata campagna pubblicitaria.

Secondo uno studio effettuato da Mention,

i micro influencers sono percepiti come “l’amico della porta accanto”che dà consigli affidabili e nel quale mi posso rispecchiare: attraverso i commenti e i direct di instagram , si crea con essi un rapporto confidenziale e l’utente – consumatore , guidato dai consigli dell’influencer, è realmente invogliato ad acquistare un determinato prodotto e/o servizio.

Come trovare i micro influencers?

Al di là di piattaforme nate per mettere in contatto aziende e chi lavora nel web marketing (Buzzoole e Fly Trendy), il metodo più logico e tradizionale è quello manuale, ovvero scrivere nel motore di ricerca di Instagram e You Tube le parole chiave di interesse precedute dall’hashtag.

I criteri di scelta dei micro influencers sono:

1)competenza

2) autorità

3) affidabilità

Gli utenti di Instagram e You Tube da convertire in  potenziali consumatori devono stimare e potersi fidare di chi sta cercando loro di vendergli il prodotto o servizio:

soprattutto seguendo questi ultimi parametri la campagna sarà performante e con un buon ROI.

Cos’è il copywriting? E’ l’arte dello scrivere testi elaborando una strategia di comunicazione a scopo pubblicitario, ossia allo scopo di causare nel lettore il desiderio di acquistare il prodotto pubblicizzato o di fare “click” su un link e leggere un determinato articolo; quindi scrivere seguendo determinate strategie di marketing.

Il copywriter deve naturalmente attenersi ad un codice etico, non alterando la realtà del prodotto/ servizio

ma esaltandone solo gli aspetti positivi (che è poi, quest’ultimo, il filo conduttore di tutto il sales marketing ).

Branca del copywriting è il SEO (Search Engine Optimization), cioè il redigere testi tenendo conto prima di tutto del posizionamento della pagina web sui motori di ricerca per ottenere così su quella pagina quanto più traffico di utenti possibile.

Quali sono gli strumenti fondamentali nel SEO copywriting?

  • Le keywords
  • Gli alt tag (per rendere le immagini indicizzabili ai motori di ricerca)
  • I titoli ed i blocchi di scrittura H1,H2,H3 per rendere il testo indicizzabile

Un bravo copywriter, prima di scrivere un testo,

deve calarsi nelle vesti dell’utente lettore e tener conto delle seguenti cose:

  • Quali parole chiave userà per cercare nei motori di ricerca l’argomento di interesse ed inserirle nel testo.
  • Conoscere il proprio target
  • La lunghezza dell’articolo che andrà a scrivere che non deve essere eccessiva, con il rischio che il lettore si  stanchi e abbandoni la pagina.
  • Inserire la call to action quasi nell’immediato del testo.
  • Essere sì persuasivo, ma rimanendo comunque sincero e non “ingigantire” la realtà dei fatti: il rischio sarebbe poi di illudere il cliente che una volta acquistato il prodotto ne rimarrebbe scontento e deluso.

Gli utenti quotidiani del web, chi per lavoro, chi per puro diletto, sanno che non è tutto ora ciò che luccica nel grande mondo di internet. Purtroppo le insidie si nascondono anche nelle operazioni più semplici, come iscriversi ad un social network o comprare un regalo online. Certo, forse tutti possiamo immaginare truffe online ma non tutti ci aspettiamo anche dei veri e propri attacchi hacker attraverso i social network. In realtà, sono proprio questi ad essere una gran fonte di guadagno per i cyber criminali. Furto di dati e identità, diffusione di malware e di fake news, sono all’ordine del giorno sui social network. Dunque la domanda sorge spontanea, come ci si può difendere?

I social network si basano sulla fiducia delle persone, degli utenti del web.

Condivisioni, post, video: tutto diventa virale attraverso le piattaforme sociali. Ed è proprio per questo che gli hacker trovano vantaggioso sfruttare questo sistema a catena: infettato un utente si può facilmente raggiungere anche il prossimo. Basti solo pensare al meccanismo delle fake news, che riescono a condizionare ormai opinione pubblica e, si sospetta, a condizionare anche le elezioni politiche (vedi link—-> https://bit.ly/2XFVSuP)

E’ diffuso inoltre il meccanismo per cui foto e dati personali vengono rubati dai profili di utenti reali e usati per creare profili falsi con cui truffare la gente. Molto usate anche le tecniche di phishing, ovvero messaggi o mail con cui veniamo convinti a fornire i nostri dati personali attraverso la scusa dell’utilizzo di un servizio.

Naturalmente per sconfiggere queste problematiche e questi attacchi più o meno gravi e garantirsi una sicurezza sul web, si deve prima di tutto capire che cos’è la sicurezza su internet, o cyber security. Si tratta principalmente di tecniche e strumenti che permettono ad internet e gli utenti che ci navigano di coesistere in un ambiente virtuale sicuro. Gli strumenti possono essere tanti, a partire da password blindate per i nostri account o l’utilizzo di connessioni sicure come le VPN che permettono di navigare in modo prometto e lontano da infiltrazioni pericolose. Inoltre possiamo navigare in incognito con qualunque browser e affidarci a connessioni certificate (soprattutto nel momento in cui dobbiamo effettuare dei pagamenti).

Il punto fondamentale sui social network però è la fiducia degli utenti. Credendolo un ambiente sicuro, l’utente è più propenso a condividere foto e informazioni personali sui social network, piuttosto che in altri siti e piattaforme. Purtroppo per fare ciò dobbiamo anche armarci di consapevolezza, informazioni e soprattutto gestione della nostra privacy online. Consapevolezza che le nostre immagini o dati possono essere visti e letti ovunque nel mondo. Da qui subentra l’informazione: chi può accedere al mio profilo e come? Basta andare sulla sezione privacy delle impostazioni di ogni social network, per rendere il profilo più sicuro.

Diffidate poi da chi vi invia messaggi con richieste particolari e di uso di servizi di cui non siete a conoscenza. Attenti a quanti dati forniti: per un servizio online generalmente basta un username e un’email. Se non siete certi di ciò che state utilizzando fate una ricerca online: altri utenti possono consigliarvi. Ed è questo il alto sano di internet e dei social network.

Articolo scritto dalla dott.ssa Stefania Grosso, dell’azienda TechWarn (——-> https://bit.ly/2Nr3Jsi )

La tabella sopraindicata illustra tutti gli argomenti che verranno trattati al Web Marketing Festival 2019 che inizierà a Rimini tra soli due giorni. Il 20, 21 e 22 giugno saranno i giorni dedicati al web marketing, imprenditorialità, innovazione, digital transformation, robotica, start up, design coding e comunicazione. All’insegna dell’innovazione digitale e sociale si raduneranno 600 start up, 500 speaker e ospiti, 500 espositori e partner. Il tutto per confermare, o sicuramente superare le 18.000 presenze dello scorso anno. Oltre agli eventi di arte, show, intrattenimento e gli stand di aziende consolidate nel settore del marketing, perni fondamentali saranno le ore di seminari.

Qualche accenno?

  1. “Contratti e governance per le digital agency:la gestione del free lance e la disconnessione del cliente”.
  2. “Gestione legale della brand reputation”.
  3. “Quattro principi per il design di un e commerce che vende”.
  4. “Blockchain: una chiave per GDPR e identità decentralizzata”.
  5. “Comunicare il lancio di un prodotto moda. Quali attività di influencer marketing progettare in modo strategico”.
  6. Instagram monetization: come generare e misurare conversione attraverso gli influencer”.

E poi workshop su “come realizzare in totale autonomia video con lo smartphone e fare un figurone”, “scoprire gli strumenti gratuiti per misurare le performance del sito web”, “come fare una campagna di crowdfunding sociale di successo”…

Ad aprire l’edizione del 2019 del web marketing festival sarà Roberto Saviano che parlerà del fenomeno delle fake news e della disinformazione che influenza negativamente l’opinione delle persone.

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In questo particolare momento storico è facile parlare delle fulgide prospettive dell’economia digitale, che presenta indici di crescita vertiginosi.

L’economia digitale è però un gigante dai piedi d’argilla, perché risulta sempre più esposta agli attacchi della criminalità informatica. Il giro d’affari del Cyber Crime ha indici di crescita superiori a quelli della stessa economia digitale. Il Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia evidenzia uno sviluppo impressionante e inarrestabile degli attacchi informatici (nel 2018 +37,7%), con il ruolo determinante delle “grandi” associazioni criminali, che hanno ormai sostituito le “armi da fuoco” e i “passamontagna” con le reti di server e computer.

Dallo stesso report si può evincere come la criminalità informatica si stia concentrando sempre di più sul fattore umano, allo scopo di superare le difese tecnologiche delle organizzazioni. In questi anni, tutte le organizzazioni hanno effettuato investimenti importanti per rafforzare le loro difese di tipo tecnologico, e il volume degli investimenti di questo tipo continua a crescere, in una guerra senza fine tra attaccanti e difensori. Ma il vero punto debole di tutte le strutture difensive sono le persone, gli utenti, e quindi i dipendenti e i collaboratori che utilizzano servizi di carattere digitale.

Sono gli utenti il target privilegiato delle organizzazioni criminali.

Attraverso strategie di Social Engineering e con l’utilizzo di tecniche di attacco come il Phishing, i criminali riescono, con l’inganno, a coinvolgere gli utenti inconsapevoli nelle loro azioni truffaldine, aprendo un varco nelle strutture difensive delle organizzazioni pubbliche e private.

A dispetto dei milioni di euro investiti in Cyber Security è spesso sufficiente un click di un utente su un link malevolo, per dare il via ad un attacco distruttivo. Nel 2018 gli attacchi operati attraverso tecniche di Social Engineering ed Email Phishing sono cresciuti del 56,9%, a dimostrazione dell’efficacia criminale di un’azione che punta sulla vulnerabilità del fattore umano.

Il Social Engineering

Il Social Engineering è una strategia articolata che usa l’inganno e la manipolazione psicologica per far compiere all’utente un’azione che comporterà conseguenze negative per l’utente o per la sua organizzazione.

L’Email Phishing

L’Email Phishing è invece la tecnica per cui i criminali Cyber spediscono delle mail dal contenuto ingannevole e invitano il destinatario a compiere un’azione, generando in lui la prospettiva di ottenere un vantaggio o semplicemente di evitare una situazione spiacevole. Se il destinatario cadrà nella trappola e quindi eseguirà l’azione richiesta, i criminali otterranno un vantaggio fraudolento, provocando un danno al destinatario o alla sua organizzazione.

Quindi, per dare al gigante dei “piedi” solidi, in grado di sostenere la sua poderosa crescita nel tempo, è necessario agire velocemente sul fattore umano, generando una cultura della Cyber Security e delle minacce che arrivano dalla rete, che non sia più un “sapere” riservato a una nicchia di professionisti della sicurezza, ma che diventi un patrimonio diffuso per tutti coloro che utilizzano le moderne tecnologie digitali.

Infatti, le probabilità di successo di un attacco Cyber dipenderanno fortemente dalla consapevolezza che le loro vittime potenziali hanno del rischio di subire un attacco di questo tipo e dalla sua capacità di riconoscerlo.

Per questa ragione si comincia a parlare sempre più diffusamente di Cyber Security Awareness, una disciplina che va ad identificare tutte quelle attività di formazione che si propongono di adeguare la conoscenza e i comportamenti degli utenti, alla sfida che il Cyber Crime ha lanciato all’economia digitale.

Il tema non riguarda solo gli aspetti economici, ma anche gli aspetti sociali e culturali, vista la diffusione pervasiva delle tecnologie digitali.

Articolo scritto da:

Maurizio Zacchi

Marketing & Communication Manager

Gruppo Daman srl

maurizio.zacchi@daman.it

https://www.gruppodaman.it/

Facebook Advertising rappresenta una potente piattaforma di advertising che vanta 2,32 miliardi di persone in tutto il mondo. Offre informazioni dettagliate circa le buyer personas, segmentate per: genere, età, geolocalizzazione, situazione sentimentale, interessi, professione, rendendo così possibile targettizzare l’utente che si intende interessare con i nostri contenuti, con la vendita di prodotti o servizi in modo preciso. Si può impostare un solo budget per ogni campagna Facebook.

Novità da settembre 2019: la piattaforma offrirà la possibilità di centralizzare il budget investito nella campagna e fare in modo che venga distribuito autonomamente in tempo reale. Questa funzione è disponibile per tutti gli obiettivi della campagna di sponsorizzazione Facebook rendendo più agevole il processo di advertising. Questa nuova feature permette di:

  • ottenere maggiore successo delle campagne pubblicitarie
  • gestire in modo semplice ed agevole la campagna
  • investire il budget in modo efficiente tra i segmenti di pubblico