In una fase storica in cui l’inquinamento ambientale la fa da padrona, creare un oggetto innovativo ed utile ad impatto ambientale zero è un’idea geniale. Il merito va a Fabrizio Crescentini, artigiano, ceramista romagnolo che nell’anno 2017 ha unito la necessità di poter ascoltare la musica dallo smartphone in ampi spazi (il volume è aumentato fino a 20DB), con il rispetto per l’ambiente. Infatti lo Scaramaz (questo il nome) è un oggetto senza fili, senza batterie, senza connessioni wi fi, naturale al 100%. Ha ottenuto nel 2018 il brevetto europeo del design. La tecnica usata è quella del colaggio, nella quale si può modellare e cambiare la forma dell’argilla. Anche nella lavorazione dell’amplificatore, Fabrizio Crescentini è attento all’ambiente, in quanto lo Scaramaz viene cotto in forni elettrici alimentati da pannelli fotovoltaici, nel laboratorio di Coriano, in provincia di Rimini.

«L’Idea dello Scaramaz mi è nata quasi per gioco» afferma Fabrizio Crescentini 

 «Per ascoltare la mia musica preferita dal cellulare e poi….in circa due anni è diventato un progetto! Completamente realizzati a mano ad uno ad uno, e quindi 100% Made in Romagna….no, correggo, 100% Made in Italy, la collezione Scaramaz oggi conta più di 30 modelli diversi, per colori e finiture.  Lo puoi scegliere del tuo colore preferito: in bianco, in nero, grigio, turchese, blu, rosso, giallo, nero opaco, tortora oppure verde.  Non serve nessun cavo, nessun tipo di batteria o alimentazione elettrica, per alzare il volume del tuo cellulare fino a 20 decibel. Pertanto, in casa, in campagna o al mare… musica libera nell’aria con questo magnifico manufatto.  Lo Scaramaz è originale non solo per design e decorazioni, ma è anche un regalo originale. Perfetto per ogni occasione: compleanno, Natale, eventi particolari, bomboniera matrimonio o promozione aziendale personalizzata. Molti dei nostri clienti, hanno iniziato a collezionarli e si divertono a regalarli, lasciando i loro amici a bocca aperta ogni volta. Con Scaramaz, non sbagli mai: è divertente, ma anche raffinato ed elegante, sempre confezionato nella sua splendida Scaramaz Box!  A conferire grande prestigio a questo manufatto è la sua lavorazione 100% artigianale. Qualsiasi difformità, non è da considerarsi difetto, ma “pregio del manufatto” in quanto lo rendono originale ed esclusivo».

In soli due anni la crescita dello Scaramaz è stata esponenziale: non solo gli acquisti on line (ci sono acquirenti persino dal Giappone) ma anche vendite nei negozi. I punti vendita rivenditori sono sparsi in tutta Italia dal Nord al Sud, dal Veneto alla Sicilia.

Per vedere tutti i punti vendita e per maggiori informazioni sull’amplificatore Scaramaz e le sue declinazioni in numerosi colori, visitate il sito www.scaramaz.com, la pagina Facebook “Scaramaz”, e l’account instagram “Scaramaz_amplificatore“.

E’ammessa la tipologia di pagamento con Paypal, MasterCard, Visa, American Express e la spedizione avviene in pochi giorni.

Uno strumento digitale che arricchisce il mondo reale, da oggi è possibile grazie a Loquis, un’innovativa app gratuita per dispositivi Ios e Android, che racconta le meraviglie delle più belle città di Italia attraverso brevi podcast geolocalizzati. Permette, agli utenti che ascoltano gli audio, di vivere il territorio attraverso il racconto e le esperienze di chi lo abita, lo frequenta e lo conosce.

Loquis è la prima piattaforma di Geo-Podcasting al mondo: mentre ascolti la tua musica, cammini, sei in auto o sui mezzi pubblici, ti racconta storie ed informazioni legate ai luoghi che ti circondano. La missione di Loquis è di spingere le persone fuori dagli schermi, invogliarli a scoprire il mondo, e a condividere le loro esperienze con altri.

Loquis è nata a Roma, ed oggi è attiva anche in Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Puglia, Calabria e Sicilia. Da fine 2019 varcherà anche i confini nazionali. Il progetto è frutto di due anni di ricerca e sviluppo da parte della società Geo Radio, guidata da Bruno Pellegrini, fondatore di Offside, NessunoTv, TheBlogTv, BabelTv, Userfarm.

Come funziona?

E’ come una piattaforma di podcasting ma con la caratteristica unica di proporre solo contenuti “legati” al territorio, geolocalizzati. Così ogni volta puoi scoprire nuove cose attorno a te, oppure nei luoghi che vuoi visitare. Puoi decidere di seguire canali di diverso tipo e genere, e ricevere aggiornamenti quando vengono pubblicate nuove clip. Oppure utilizzarlo come un navigatore, ma al posto delle direzioni stradali, Loquis propone storie e notizie in cinque lingue sui luoghi che in quel momento l’utente sta attraversando. I contenuti di Loquis sono realizzati dalla redazione, dai partner e da  molti  utenti appassionati di tutta Italia e variano dal patrimonio culturale, arte, storia, ai personaggi famosi, le location dei film, le memorie di quartiere, gli eventi da non perdere, i sapori, le botteghe artigiane, gli appuntamenti per i bambini, la toponomastica raccontata, la cronaca noir, la street art, le feste più cool. E per chi viaggia, anche i consigli su cosa vedere e dove mangiare per ogni uscita del casello autostradale.

«Loquis è il primo social media che ti fa scoprire il mondo» dichiara il Ceo Bruno Pellegrini  «si tratta di una piattaforma di GeoPodcasting che permette agli utenti di ascoltare e di raccontare storie, informazioni, consigli, esperienze legate al mondo reale. La missione che abbiamo è di riportare le persone ad appassionarsi ed incuriosirsi del mondo che le circonda. A volte non ce ne rendiamo conto, ma spesso attraversiamo il mondo senza conoscerlo, nonostante avrebbe così tanto da raccontare. Per questo motivo nasce Loquis, che mette insieme due dimensioni, audio e local, per creare qualcosa di unico al mondo. Una piattaforma digitale di condivisione, che aumenta l’esperienza del mondo reale. I canali podcast , che ormai sono più di 100, contengono clip di racconti che sono legati ad una posizione geografica. Così si possono ascoltare le avventure dei nostri amici, i consigli su dove andare con i bambini, le notizie di quartiere, descrizioni di edifici, storie dei personaggi che vi hanno vissuto. Si possono scoprire nuovi ristoranti, locali, parchi, percorsi di trekking, laboratori, attività. Non si finisce mai. Anche perché tutti possono contribuire al racconto, creando un proprio canale o migliorando quelli esistenti. Il progetto Loquis sta uscendo dalla fase di test, che lo vedeva limitato alla zona di Roma, e sta per coprire l’intero territorio nazionale».

 «Nei prossimi mesi» continua Pellegrini «rilasceremo una nuova versione ma soprattutto nuovi canali e nuovi racconti per scoprire il mondo. Vogliamo recuperare e restituire le storie dei luoghi che attraversiamo, spesso ignari di quanto hanno da raccontare e dare alle persone uno strumento per conoscere ciò che rende unico il mondo dove viviamo ».

La piattaforma è aperta, perché consente a tutti di creare un proprio canale e pubblicare i podcast geo referenziati che verranno poi tradotti in cinque lingue.

Di seguito le istruzioni per registrare i podcast su questa innovativa app:

Se ti piace raccontare le tue storie quando sei in giro a fare shopping, oppure mentre porti i tuoi bambini a giocare al parco, mentre sei in viaggio per vacanza o per lavoro, non puoi fare a meno di Loquis.

Grazie al nuovo aggiornamento, avrai in un’unica schermata tutto il processo di creazione dei tuoi contenuti. Vai sul tuo profilo personale e dopo aver inserito il titolo del contenuto, il canale su cui pubblicarlo e la localizzazione, il passo successivo sarà quello di caricare un’immagine che identifichi il luogo protagonista dei tuoi racconti. 

Ora puoi inserire un’immagine direttamente da Google Street View.  Basta cliccare l’icona in basso a sinistra, e verrai trasportato immediatamente sul posto. A quel punto, dopo aver scelto la direzione giusta dell’obiettivo, basterà cliccare ok, e il gioco sarà fatto.

 L’ultima fase è la vera creazione…Puoi scegliere se inserire solo il testo e lasciare dunque l’audio sintetico, o registrare un tuo audio, o entrambi.

Aggiunte le ultime informazioni opzionali (link, data di pubblicazione e scadenza) non dovrai fare altro che premere il tasto “Pubblica”.

 LA CLASSIFICA DEI CANALI PIU’ SEGUITI:

CREATI DAL TEAM “LOQUIS”        

Discovery

Le vie di Roma

Musei di Italia

Roma parla Cinema

Borghi di Italia

Personaggi di Roma

Roma Street Art

Visit Lazio

Roma Noir

CREATI DAGLI UTENTI

Mangia e bevi a Roma

I sapori di Roma

Roma – dal tramonto all’alba

La via Appia a piedi

Urban Experience

Pensieri romani

Roma dei bambini

Kosher Life

A1 – Fuori dal casello

Almanacco di Roma

Di seguito il video di presentazione e promozione di Loquis App:

Medici, chirurghi e operatori sanitari oggigiorno devono considerare i social media come un’opportunità per costruire il proprio personal branding, raggiungendo così quanti più pazienti possibili e, perché no, offrendo anche consigli su malattie e problemi di salute. E’ importante quindi creare una vera e propria strategia di marketing digitale.

Web Site

Bisogna innanzitutto partire dalla costruzione di un buon sito internet che dovrà rimanere sempre aggiornato nei contenuti e nella grafica. Un sito veloce, leggibile, interattivo ed ottimizzato per i dispositivi mobile. Il sito internet è un grande biglietto da visita e risulta fondamentale anche l’attenzione alle tecniche di scrittura SEO, in modo da farlo risultare nelle prime pagine di ricerca, quando l’utente – paziente digita la query di interesse. All’interno del web site ci deve essere una sezione dedicata al blog, dove il medico, almeno due volte a settimana, dovrà caricare post informativi/descrittivi che serviranno a fidelizzare il paziente.

Social media

Una buona tecnica di social media marketing va ad accrescere la brand awareness e permette un’interazione tra il medico ed il paziente, aumentando la possibilità di fidelizzazione a quello specifico medico. I canali social diventano anche una vetrina pubblicitaria dell’operato dello specialista. Si pensi ad esempio ai chirurghi estetici: il “prima” e il “dopo” delle loro operazioni e trattamenti estetici sono tra i più gettonati nella rete ed in tempo reale mostrano ai pazienti la qualità dell’operato dei medici. Con le campagne ADS (campagne pubblicitarie a pagamento) che Facebook, Instagram, Linkedin, Twitter mettono a disposizione, gli specialisti possono sponsorizzarsi ad un target di persone i cui parametri impostano loro stessi, raggiungendo così nuovi potenziali pazienti.

E mail marketing

L’invio delle e mail è un ottimo modo per rimanere in contatto con i propri pazienti e raggiungerne di nuovi (magari quelli che hanno espresso  interesse per una procedura chirurgica o un trattamento). Si possono condividere tramite e mail nuove promozioni, i post dei blog ed ultime notizie di best practice mediche. La creazione e la condivisione di newsletter è un ulteriore strumento di fidelizzazione del paziente.

Influencer marketing

Ingaggiare micro influencer ed influencer nella sponsorizzazione del proprio esercizio di medico professionista può risultare di grande aiuto nel raggiungere un target di persone molto ampio. Ricordiamo infatti che al di là del numero dei followers che un influencer può avere, un post pubblicato sulla sua pagina instagram raggiunge migliaia di visualizzazioni nell’arco di mesi, se creato intelligentemente con hashtag ad hoc.

Noti medici italiani ingaggiano gli influencer per pubblicizzarsi, come ad esempio i chirurghi estetici Giacomo Urtis Igor Poccia,  Pietro Lorenzetti oppure il medico ortopedico Giovanni Angiolini

Utilizzare lo smartphone prima di andare a dormire causa, a lungo andare, danni alla salute fisica e mentale. E’ quanto emerge da numerose ricerche condotte negli ultimi anni, l’ultima delle quali a Boston, negli Stati Uniti, presso il Brigham e Women Hospital. Primo tra tutti i problemi, è quello legato al sonno: l’insonnia è la prima causa di malessere e di ribellione del corpo all’uso smodato del cellulare fino a tarda notte. Infatti la luce artificiale dello smartphone (o computer, o tablet) costringe il cervello a rimanere svegli, destabilizzando così l’organismo. Dall’insonnia derivano poi la stanchezza durante il giorno, il nervosismo, l’ansia e la depressione.

In particolare questi effetti si verificano sugli adolescenti,

motivo per cui gli psichiatri vietano l’uso di smartphone/tablet e pc per una durata di fasce orarie giornaliere molto ampie.

Consigliamo (a tutti in realtà, non solo ai teenager) di spegnere il cellulare verso le prime ore della sera (o metterlo in modalità aerea) e tenerlo in un’altra stanza, quanto più possibile lontani da sé.

Paragrafo a parte meritano i bambini e l’uso che fanno dei cellulari.

I bambini non devono assolutamente avere accesso ai device mobili, tranne che in casi di assoluta emergenza.

Come dichiara il Consiglio Superiore di Sanità “l’uso smodato di telefoni cellulari da parte dei bambini porta ad un elevato tasso di nervosismo, stati di ansia, insonnia, problemi alla vista e problemi di socializzazione”.

E’ disponibile da pochi giorni su Ios e Google Play , una app di incontri partorita dalla mente di due francesi, Aurèlie Hayat e Timothy Heckscher. Fiore all’occhiello, che la distingue dalle numerose competitors di dating app è l’interesse culturale, nello specifico verso i musei. In cosa consiste Muzing? Nel conoscere le mostre più vicine e mettersi in contatto con persone che condividono gli stessi interessi culturali.

Navigando in Muzing, si può esprimere l’interesse per le mostre, gli eventi e i profili degli utenti del museo con cui instaurare amicizia.

Il primo Museo italiano scelto da questa app? Il Madre di Napoli che, come lo stesso Timothy Hecks dichiara “vanta una grande partecipazione nella comunicazione digitale”.

L’idea è nata a partire da uno studio del National Endowment for the Arts degli Stati Uniti, secondo il quale il 22% degli americani non visiterebbe i musei semplicemente perché bloccati dal fatto di non trovare qualcuno con cui andarci. Per superare questa difficoltà è nata così Muzing. “Siamo guidati dalla convinzione che il ruolo dei musei nella società sia importante (e minimizzato): il lavoro che i musei fanno ci informa sul nostro passato, il nostro presente e il nostro futuro, e le storie che raccontano ispirano la nostra creatività e formano la nostra visione”- dichiara Heckscher, ideatore di Muzing – “La nostra missione è quella di ispirare creatività attraverso connessioni umane significative, mostra dopo mostra”.

Oltre agli influencer virtuali (leggi qui il post), stanno diventando di moda anche gli abiti digitali, per la gioia degli ambientalisti.

Quella della moda, si sa, è una delle industrie più inquinanti in assoluto e con l’influencer marketing la situazione è peggiorata: molti abiti possono essere indossati dagli instagrammer un’unica volta nei loro post e poi vengono rispediti all’azienda che magari li brucia, anziché riciclarli.

Un retailer norvegese – Carlings – si è opposto a questo consumismo e ha da poco lanciato una collezione di “abiti digitali”: l’influencer li acquista per una modica cifra, carica una sua foto sul sito ed il software li “modella “addosso. A questo punto l’influencer può scattare qualche foto e poi, via, si procede al successivo cambio look.

“Nell’ultimo decennio, la moda si è spostata dalla strada ai social media”, spiega Morten Grubak, Direttore Creativo della società che ha lanciato gli abiti digitali. “Le piattaforme come Instagram oggi sono passerelle virtuali per milioni di persone che si esprimono nei modi più incredibili. Sono loro a spingere in avanti la moda alla velocità della luce.

Naturalmente, la collezione è creata per l’epoca digitale in cui viviamo. Tutto è “tech”, e i capi lo rispecchiano: tute metalliche, flash improvvisi e codici stampati su felpe sono tutti accenni neanche troppo velati al mondo della tecnologia, insieme a slogan come “Artificial Excellence” e “I’m Not A Robot”, che diventano ancora più meta perché indossati da influencer virtuali come Perl.

È facile essere scettici quando si tratta di un capo che non si può davvero indossare (sul sito è presente il disclaimer “non riceverete una versione fisica di questo oggetto”, e alcuni utenti sono rimasti interdetti), ma ci sono comunque alcuni lati positivi. “Produrre questi capi significherebbe doverli mettere in vendita a prezzi altissimi. Nella maggior parte dei casi, verrebbero indossati un paio di volte a causa del loro design così riconoscibile, quindi in un certo senso abbiamo democratizzato l’industria della moda mettendo in vendita una collezione acquistabile da chiunque”, continua Grubak. “Abbiamo anche aperto nuove possibilità in fatto di styling, perché in questo modo i nostri consumi non avranno un impatto negativo sull’ambiente”.

Navigando in Internet mi sono imbattuta in un articolo molto interessante scritto da Jonathan Bazzi, che fa luce sul fenomeno del “ghosting” ossia lo scomparire improvvisamente dalla vita del partner (o della persona che in quel periodo si sta frequentando), non rispondendo più a messaggi, telefonate, contatti sui social network. Come definire il ghosting? →→ Una forma di vigliaccheria 4.0

Di seguito l’articolo di Bazzi, pubblicato su The Vision

«Esistono due tipi di persone: quelle che affrontano la fine di una relazione dicendo le cose come stanno, e lasciando che l’altro faccia altrettanto, e quelle che semplicemente spariscono. Io appartengo alla seconda categoria e perciò sento di poter dire la mia su quello che sembra sia ormai un tratto generazionale. È nata addirittura una parola per definirlo: ghosting, ovvero diventare dei fantasmi, sparire improvvisamente, smettendo di rispondere a chiamate, messaggi, email, anche se fino a quel momento sembrava tutto andasse bene. Di fatto è una tattica interpersonale passivo-aggressiva: si parla di ghosting soprattutto per l’ambito sentimentale, ma può interessare anche i rapporti d’amicizia o professionali. Qualcuno potrebbe dire che non c’è niente di nuovo: gli stronzi e i vigliacchi sono sempre esistiti.

Negarsi, sparire nel nulla, è sempre stato possibile, ma la comunicazione via internet ha reso endemico il fenomeno. Chat e social permettono lo scambio di messaggi a oltranza, spesso anche in assenza di rapporto diretto, e non c’è più molta differenza – soprattutto per chi è cresciuto dalla seconda metà degli anni ’90 in poi – tra sentirsi a distanza e parlarsi dal vivo. La comunicazione online rende molto più semplice non assumersi la responsabilità delle proprie azioni. E il passaggio dal contatto intensivo al silenzio è questione di un attimo: basta chiudere il pc e alzarsi dalla scrivania o rimettere in tasca il cellulare. Su internet ci si può rappresentare come si vuole e quando non si riesce a gestire qualcosa la soluzione è lì a portata di mano: si smette di rispondere, si silenzia la chat o si va direttamente offline.

Attraverso un sondaggio il sito di appuntamenti Plenty of Fish ha rilevato che su un campione di 800 utenti fra i 18 e 33 anni, l’80% di essi ha subito un’esperienza di ghostingAltre fonti ridimensionano un po’ il fenomeno al 50% degli intervistati, ma in ogni caso sembra si tratti un vero trend. Spesso il ghosting è l’esito di stili di attaccamentodisfunzionali, ovvero di relazioni affettive sbagliate con quelli che la psicologia contemporanea definisce caregiver, cioè i genitori o comunque chi si è preso cura di noi durante l’infanzia. Il dolore emotivo, quando viene sperimentato in fasi molto precoci, tende a creare degli schemi che poi tendiamo a replicare. Io stesso, prima di diventare un esperto di ghosting attivo, sono stato un esperto di ghosting passivo.

Quando ero piccolo mio padre mi prometteva che sarebbe venuto a prendermi per portarmi in posti nuovi ed entusiasmanti – i miei si sono separati un paio d’anni dopo la mia nascita – ma spesso non si presentava agli appuntamenti, senza nemmeno avvisarmi. Restavo in attesa, per ore, vicino al telefono che non squillava. Le sue sparizioni non sono mai state accompagnate da una spiegazione, e lui ricompariva magari dopo una settimana o due, come se nulla fosse. Non è un modo di giustificarmi: fare ghosting è terribile, ma è contagioso. A credere che si possano gestire in questa maniera le relazioni si impara; è un comportamento a cui si assiste e di cui poi ci si appropria. E anche se un trauma pregresso non elimina la responsabilità delle nostre azioni, almeno fornisce un appiglio dal quale partire per risolvere la cosa.

Sin dall’adolescenza mi capita spesso di sottrarmi quando c’è qualcosa che mi dà fastidio o mi ha messo a disagio. Anche se in realtà io, proprio come mio padre, sono un esperto più che altro di uno dei corollari del ghosting: lozombieing. Ovvero il fatto di tornare all’improvviso – come zombie, appunto – dopo un periodo di silenzio. Gli zombie sono quelli che ci ripensano, o che erano spariti solo per un po’. Mi sono reso conto che pratico ghosting e zombieing per mantenere il controllo, cosa che non potrei fare se mi esponessi alle reazioni imprevedibili dell’altro. Chi come me fa ghosting ha un obbiettivo – uscire da una situazione scomoda – e ha davanti a sé due strade per conseguirlo: può scegliere quella più incasinata, ovvero affrontare la questione col diretto interessato e farsi carico delle sue reazioni, oppure può scegliere la scorciatoia, scomparendo nel nulla. Il ghosting è l’alternativa più facile: si raggiunge lo stesso risultato, ma con molta meno fatica.

Noi amanti del ghosting abbiamo serie difficoltà ad accettare l’idea di poter deludere le aspettative dell’altro. Non riusciamo a essere i cattivi della situazione, o i deboli, o quelli sbagliati. Non vogliamo sentire su di noi il peso del giudizio negativo della persona a cui diciamo no, e quindi scegliamo di non vedere le conseguenze delle nostre azioni. Evitiamo il nostro disagio annullando del tutto l’altro, nel tentativo (assurdo) di essere amati lo stesso, nonostante la rottura. O almeno di non vederci proiettati addosso una perdita di stima e delusione.

Conosco bene le conseguenze traumatiche del ghosting. Sono assolutamente d’accordo con le ricerche che dicono che il disagio che si sperimenta in casi del genere è violento e ben poco astratto: il rifiuto sociale attiva nel cervello gli stessi percorsi neurali del dolore fisico. È dilaniante e ingestibile avere a che fare con una persona che ti piace, o con cui stava iniziando una storia, e che di punto in bianco scompare. E rimanere in contatto con gli altri è molto importante per il nostro istinto di sopravvivenza: il nostro cervello ha un sistema di monitoraggio sociale (SSM) che controlla l’ambiente per capire come reagire alle situazioni che coinvolgono gli altri e il ghosting priva proprio di questi segnali. Quando l’autostima collassa, si soffre molto di più di fronte a una separazione, perché si è visto che il corpo produce meno endorfine, le quali aiuterebbero a sentire meno il dolore della perdita. Il ghosting fa sì che la persona che ne è vittima impieghi più tempo per superare la separazione: nel silenzio immotivato reagire e andare avanti può essere praticamente impossibile.

Il ghosting, dunque, è una forma di abuso emotivo da parte di chi lo pratica. Ma è anche, essenzialmente, una forma di autodifesa basata su una serie di risposte istintive e automatiche. Insomma: è roba da maneggiare nello studio di un terapeuta. Se avete a che fare con qualcuno che sparisce all’improvviso, rendetevi conto che sta dimostrando soprattutto la sua inadeguatezza e la sua fragilità. Se invece vi trovate dall’altra parte, se vi rendete conto di non riuscire ad attraversare la fine di un rapporto, considerate piuttosto l’idea di farvi dare una mano da qualcuno di competente. Non perché si debba essere tutti buoni e responsabili: fare ghosting è un modo di gestire i problemi che nasconde una grande immaturità psicologica. Chi interrompe una relazione sentendo di non potersi permettere di rendere conto di quello che fa, facilmente si porta dietro un miscuglio di sentimenti malsani. Senso di colpa, paura, convinzione di non sapere gestire il dolore, mancanza di autonomia, per non parlare del fatto che lasciarsi alle spalle una marea di conti in sospeso non è geniale neanche se si volesse guardare solo al proprio tornaconto. Il bisogno di scansare tutte le situazioni compromettenti è un serio campanello d’allarme.

Prima o poi una situazione che ci priva del mantello dell’invisibilità capita a tutti. E a quel punto il rischio di ritrovarsi come i molluschi senza la conchiglia è altissimo. Non tutti i problemi si lasciano annullare dalle nostre sparizioni. Parola di ghoster ».

Per chi si occupa di e mail marketing, l’essere “bannato” nella casella spam è una rogna da cercare in tutti i modi di evitare. Che cosa venga considerato spam da chi è iscritto ad una e mail è questione di preferenze personali. Il fatto di non conoscere la nostra attività, il nostro brand o il non considerarlo abbastanza rilevante ed interessante sono i motivi principali per i quali l’utente cataloga l’e mail come spam. Questi sono i principali fattori su cui l’e mail marketing ha un controllo limitato ma esistono degli escamotage per ridurre significativamente le possibilità di essere considerati spam.

Tre modi per evitare la condanna a spam:

1)Evitare i filtri per lo spam

A volte i messaggi di e mail marketing possono essere vittima di filtri per lo spam anche se il destinatario ha dato il proprio consenso, per cui è importante conoscere i criteri utilizzati da questi filtri ed evitare i comportamenti penalizzanti quando si compongono i messaggi.

Quali sono questi comportamenti penalizzanti?:

  • Mancanza di equilibrio tra immagini e testo: l’uso di troppe immagini può provocare una mancanza di equilibrio che allerta i filtri per lo spam. Evitate di creare o usare progetti che sovrappongono il testo all’immagine perché il filtro vedrà solo l’immagine e non il testo in esso incorporato.
  • Eccesso di formattazione: quindi eccesso di maiuscole, testo in grassetto e caratteri di dimensioni irregolari.
  • Allegati: cercate di non usare allegati in quanto gli allegati possono provocare l’intervento dei filtri anti spam.
  • Termini osceni: no a linguaggio volgare ma anche a termini come sales offers, crazy dels , free money che richiamano ad una call to action troppo forzata.

2)La pertinenza degli argomenti

Potete inviare una e mail di marketing solo se il messaggio è relativo a prodotti e servizi simili a quelli per cui il destinatario ha espresso in precedenza un interesse. Non mescolate mai i messaggi di marketing; verificate che le vostre e mail siano chiare e coerenti, evitate ciò che può provocare confusione, mantenete i testi semplici per i destinatari.

3)Non nascondete la vostra identità

I destinatari della e mail devono poter identificare chi ha inviato il messaggio, quindi bisogna sempre firmarsi e fornire un indirizzo di posta elettronica al quale poter essere contattati. E’ importante instaurare un rapporto di fiducia ed umano con i propri clienti, proprio per non entrare nelle loro “antipatie” ed essere consì inseriti nella black list degli spam.

Uno degli obiettivi principali di Linkedin è la ricerca delle offerte di lavoro. Sulla base del profilo, Linkedin suggerirà ad ogni iscritto alla sua rete le offerte di lavoro più appropriate e avvertirà tramite posta elettronica nuove offerte pertinenti che si presenteranno.

Per cercare un posto di lavoro,

indicate il titolo per parola chiave o nome dell’azienda, poi compilate le altre informazioni richieste, come la località geografica in cui vorreste lavorare, le dimensioni dell’azienda ed il settore al quale siete interessati. Fate click su “fine” e Linkedin procederà.

Per trovare personale (quindi nell’ottica dell’imprenditore che inserisce l’annuncio di lavoro)

Linkedin garantisce almeno dieci domande per ogni posto di lavoro pubblicato e gestirà il processo di presentazione delle candidature, dando un ordinamento delle domande sulla base del profilo dei candidati rispetto alla job description.

Per pubblicare un’offerta di lavoro, scegliete prima la vostra azienda scrivendone il nome nella casella di testo e selezionandola dall’elenco. Poi scrivete un titolo in modo che Linkedin possa creare abbinamenti migliori con i potenziali candidati. Scrivete la job description dettagliata e spuntate l’opzione di preferenza: cioè  se preferite ricevere le domande direttamente per posta elettronica o sulla pagina apposita del sito aziendale.

Linkedin è un social network nato proprio con uno scopo professionale, cioè per mettere in contatto professionisti di vari settori per scambi di opinioni, offerte di lavoro, ricerca personale e condivisone articoli e post inerenti specifici ambiti lavorativi.

Le instagram stories sono una vera e propria strategia di web marketing. Bisogna però utilizzarle in modo intelligente e costante per attirare l’attenzione delle persone ed acquisire engagement e visibilità dall’algoritmo.

Prima di tutto bisogna creare una storyboard che sia in linea con il brand che il tuo profilo instagram vuole proporre: non video, boomerang, frasi inserite a caso o per un piacere personale, bensì video che abbiano una continuità ed un senso con il messaggio che vuoi trasmettere ai followers. Se sei un ristoratore, posterai video inerenti il locale, il menù, i clienti del ristorante; se sei un’estetista posterai video relativi i trattamenti estetici, il prima e il dopo, i commenti in diretta delle tue clienti.

  • Bene ogni tanto dedicare le ig stories anche alla sfera personale, a frame di canzoni preferite o agli aforismi più in voga, ma il timing della sfera personale deve essere sempre minore di quella lavorativa su cui è stato impostato l’account instagram.
  • Anche nelle stories, così come per i post, è fondamentale l’uso degli hashtag. Questi ultimi ci porteranno ad un maggior numero di visualizzazioni, da parte di utenti che avvieranno la ricerca delle storie per hahstag. Inseritene tanti, nascondendoli magari anche sotto le gif.
  • Rendete le stories accattivanti, attraverso gif, stickers, musica, filtri e attraverso i preset (ne cito due tra tanti: StoryArt e Unfold).
  • Create sempre ed in maniera costante un rapporto di fidelizzazione con i vostri followers, rispondendo sempre ai messaggi in direct e creando sondaggi e questionari nelle varie ig stories.