Dall’universo immaginario tridimensionale nato nel 2003 e chiamato SECOND LIFE agli avatar che su instagram dettano mode e tendenze, il passo è breve. Le figure CGI (computer generated imagery) oltre che popolari per i videogiochi fanno acquolina anche ai grandi brand di lusso che le utilizzano per sponsorizzare su instagram i loro prodotti. Ne sono un esempio Noonoouri, Lil Miquela e Margot, donne bellissime, modelle di varie etnie, con migliaia di follower sui loro account social.

Perché sono così ricercate dalle aziende?

Semplice: essendo bambole virtuali e non esseri umani in carne ed ossa e con una testa pensante, non “creano problemi”, nel senso che non si oppongono alle scelte degli sponsor, non “fanno capricci”, non chiedono compensi molto alti.


Noonoouri che vanta 273.000 follower su instagram
Lil Miquela, con un seguito di ben 1milione 500 mila persone

Incredibile notare come questi avatar influencer registrino un altissimo engagement: per citare un esempio Noonouri sotto la maggiorparte delle foto, colleziona dai 100 ai 200 commenti ed in media 8.000 like.

Queste virtual influencer, un pò bratz, un pò barbie

sono adorate dalla generazione Millennials (quella nata all’inizio degli anni ’80) e la generazione Z (ossia coloro nati dal 1995 al 2012): il marketing pubblicitario in questo caso punta soprattutto a questi due target.

Grande scalpore ha creato il caso di Shudu Gram , influencer dalla pelle scurissima, che ha esordito su instagram pubblicizzando prodotti e tematiche relative all’Africa: per parecchi mesi dal suo esordio, si pensava fosse una modella in carne ed ossa, poi Cameron James Wilson (ideatore di Shudu e fotografo britannico) ha svelato la vera identità, cioè quella di “bambola” virtuale.

Al momento una delle sue collaborazioni di maggior successo è quella con Fenty Beauty, linea cosmetica fondata dalla cantante Rihanna.

Di seguito i link agli account instagram dei sopra citati avatar influencer:

Noonoouri (https://bit.ly/2IqbwU8)

Lil Miquela (https://bit.ly/2N0gJ3X)

Shudu Gram (https://bit.ly/2IFyUMO)

«Ormai i social media manager si trovano come i prodotti 3×2 in promozione al supermercato»: è quanto mi ha detto tra il serio e lo scherzo il barista che mi ha servito la colazione questa mattina.
Effettivamente questa figura si sta diffondendo a macchia d’olio un pò come i funghi nel bosco dopo giorni di pioggia. Ma, come in tutti i settori, ci sono profili formati e preparati ad hoc, con titoli di studio e corsi di specializzazione e persone che si improvvisano perché intravedono l’occasione ghiotta di lavoro nella quale gettarsi a capofitto.

Vediamo, schematicamente, di cosa si occupa un bravo social media manager per chiarire le idee di chi ci legge e sfatare i miti di chi pensa che questo lavoro consista nel “giocare”sui social network tutto il giorno.

Il social media manager affianca il cliente nella sponsorizzazione dell’attività,

pubblicità, ricordiamolo, necessaria per farsi conoscere da quante più persone possibili ed aumentare il loro fatturato. Ci sono diverse profilazioni di clienti:

  • azienda / società
  • piccola media impresa
  • associazione di categoria
  • onlus
  • commerciante/artigiano
  • libero professionista

Il social media manager imposta prima di tutto un piano di analisi su tutti i canali social del cliente, quindi sulla sua identità on line, stilandone i punti di forza e di debolezza, e poi passa alla pianificazione di una strategia di marketing per aumentare la brand awareness del cliente stesso.

Facciamo un esempio pratico: il chirurgo estetico Mario Rossi vuole creare una personal branding sui social media e far conoscere a quante più persone possibili le sue attività professionali, in modo da acquisire potenziali nuovi clienti. Cosa fa un bravo social media manager per lui?

  • crea e gestisce giornalmente i contenuti delle pagine social, scrivendo post ad effetto (non è necessario possedere account in tutti i canali, bastano anche due o tre social, in base all’obiettivo che si vuole perseguire). Quindi: creazione del piano editoriale e gestione del calendario editoriale.
  • gestisce la community on line, moderando commenti .
  • cura la parte video e grafica (con l’aiuto di collaboratori specializzati).
  • crea le advertising, cioè le campagne sponsorizzate e le monitora settimanalmente, dando un continuo riscontro al cliente.
  • si occupa del piano editoriale ed il contenuto editoriale per il canale you tube (qualora fosse richiesto l’apertura di un canale you tube) e che modera i commenti.
  • conosce Google Analytics e utilizza i dati per ricavare una strategia di marketing.
  • crea i contenuti, se richiesti in ottica seo, per il blog o sito del suo cliente.

Infine, un’ultima categoria di cliente per il social media manager è l’instagrammer, ossia chi lavora attraverso il suo profilo instagram. Per quest’ultimo il social media manager cura e gestisce giornalmente i contenuti editoriali dell’account, suggerendo i post da aggiungere (con didascalie ed hashtag) e le stories da ideare. Sovente al profilo instagram si aggancia un canale you tube e/o un blog di cui il SMM si occuperà della creazione e gestione contenuti.


Che lingua parlano Facebook, Twitter e You Tube in Cina? Ecco i corrispettivi dei social network occidentali nel più popoloso Stato dell’Asia Orientale:

  • Facebook ——–> RENREN
  • Twitter ——–> WEIBO
  • You Tube ——-> YOUKU
  • Amazon ——–> ALIBABA
  • What’s up ——-> WE CHAT
  • And than?
chinese-social-network-we-chat

Tra questi cinque appena elencati, il leader è WE CHAT, proprietà della società cinese Tencent che vanta 762 milioni di utenti attivi e rappresenta il 34% del totale del traffico dati in Cina. Si può definire un mix tra Facebook, Paypal, Instagram e What’s up. Proprio come su instagram, l’utente su We Chat scorre un newsfeed chiamato Moments e c’è un canale completamente dedicato agli acquisti, funzionando così anche da sito e- commerce nel quale gli utenti oltre che a comprare possono lasciare recensioni e votare servizi. Molti cinesi utilizzano l’applicazione We Chat anche per pagare nei negozi fisici, chiamare un taxi, ordinare cibo a domicilio. We Chat, proprio come instagram in Occidente, sta contribuendo a creare molti posti di lavoro per le persone che su questa piattaforma vendono o si pubblicizzano in termini di personal branding.

La versione cinese di Linkedin è invece rappresentata da Tianji e Dajie. Il primo è altamente professionale e si rivolge ad un target di lavoratori ad alto profilo; il secondo raccoglie neo laureati alla ricerca di un primo impiego. Paradossalmente, la censura del Governo cinese sul web ha permesso agli imprenditori informatici asiatici di crescere sempre di più proprio perché non hanno concorrenti occidentali da temere e giocano una partita completamente a carte scoperte.

Nel grande mare magnum di internet emergere non è facile. Così come è saturo il mercato off line, anche on line non c’è più nicchia che tenga. E’ quindi importante che blogger, instagrammer, you tuber ed imprenditori digitali siano solidali tra loro, concedendosi il link building allo scopo di una maggiore reciproca visibilità.

Il link building è una strategia di comunicazione eccezionale per emergere in rete

ma bisogna vigilare sui partner con i quali la si applica. Accade talvolta che se il blog, il sito internet, l’account di riferimento che ti nomina è scadente di qualità, faccia conseguenzialmente abbassare il ranking del tuo sito. Ma perché è importante darsi reciproca visibilità sul web?

  • per pubblicizzarsi e quindi accrescere la propria brand awareness
  • per aumentare il numero di followers
  • per procacciare nuovi clienti e nuove opportunità di lavoro
  • per accrescere il proprio bagaglio culturale
  • (in ultimo, ma non per questo ultimo) per solidarietà tra i colleghi

Esempi di link building:

Su instagram: un instagrammer nel suo post inserisce il tag di un altro profilo instagram o l’indirizzo di un sito web o, infine, nella story, inserisce lo swipe up all’account/sito/blog da pubblicizzare.

Su you tube: la collaborazione tra you tuber: girano insieme lo stesso video su un determinato argomento sotto elencando i reciproci canali.

Sui blog: il blogger, in un suo post, inserisce il link in uscita verso un altro blog o sito internet.

I social network sono ormai parte integrante della nostra vita, tocchiamo lo schermo del nostro cellulare non meno di 50 volte al giorno e nelle pause tra un lavoro e l’altro balziamo da Facebook, ad Instagram, da Twitter a Linkedin a You Tube. Ci sono talvolta alcune persone (soprattutto giovani) che ne fanno un forte abuso e che decisamente avrebbero bisogno di ciò che gli psicologi chiamano “cura digital detox”. Scopriamo quali sono gli effetti collaterali dell’eccessivo uso dei social network:

Una ricerca del Journal of Social and Clinical Psicology ha rilevato come coloro che trascorrono molte ore sui social possono sviluppare sintomi simili alla depressione. Il motivo?

Perchè si paragona continuamente la nostra vita con le immagini ed i video mostrati dagli altri, che sono solo spezzoni di vita “esasperati” in chiave positiva: luoghi paradisiaci, outfit all’ultimo grido, selfie caratterizzati da lineamenti, trucco e parrucco impeccabili.: tutto riconduce alla perfezione, che in realtà non esiste, è solo una “montatura” per creare engagement ed assicurarsi quindi un giusto seguito.

Oltre alla depressione, altri sintomi mandati dal corpo come campanello d’allarme per l’indigestione da internet sono il mal di testa, il bruciore degli occhi, la stanchezza mentale, la sensazione di stordimento. Anche la mania compulsiva di accedere ogni poco al proprio profilo social per verificare quanti like, condivisioni o visualizzazioni hanno ricevuto i post e le instagram stories è segno che si sta perdendo il senso della realtà off line a vantaggio della dimensione ovattata del web.

Esistono cure per la dipendenza da internet e nello specifico dai social network? Certo!

Prima di tutto uscire per fare lunghe passeggiate (sarebbe meglio a contatto con la natura) lasciando tassativamente il cellulare a casa!

Seconda cosa: arricchire la propria vita di relazioni sociali , incontrandosi quanto più possibile con amici e conoscenti ed intraprendere nuove conoscenze che ci riempiano le giornate ed i lassi di tempo libero.

Terzo aspetto: dedicarsi ai vari hobbies (preferibilmente fuori casa e con il cellulare spento). Iscriversi in palestra dove, oltre al corpo, si allena anche la mente (l’esercizio fisico rilascia infatti dopamina ed endorfina che sono salutari per l’umore).

Quarta soluzione: se si tratta di una grave forma di dipendenza, è necessario consultare uno psicologo che essendo un medico specializzato, rileverà le soluzioni più adeguate.

Come può aiutare un’attività di social media marketing, aziende e singoli professionisti ad avere successo sul web? Vediamolo, passo dopo passo, in quattro semplici step:

  1. Bisogna individuare il target di riferimento a cui si rivolge la società o il singolo personaggio. Questo lo si ottiene con una buona attività di social listening e la creazione di uno schema buyer personas, ossia di una rappresentazione immaginaria del cliente ideale sulla base di dati ricavati tramite Facebook Insights e Google Analytics. I dati riguardano: età, genere, interessi, comportamenti, attività degli utenti sul sito web.
  2. E’ fondamentale definire le linee guida del piano di comunicazione. Quindi:
    – quali sono i nostri obiettivi do comunicazione
    – quali sono i valori – – chi sono i nostri stakeholders – il motivo per il quale l’azienda ha deciso di esporsi sui social media – cosa bisogna migliorare nella campagna pubblicitaria sui social media – con quali risorse (e quale team di lavoro) attivare il miglioramento.
  3. Attuazione di un piano editoriale per programmare sui canali social l’uscita di post, video, infografiche. Il consiglio che mi sento di dare è di puntare molto su questi ultimi due elementi, dal momento che i contenuti audiovisivi hanno un impatto maggiore sull’utente rispetto ai semplici post scritti. Ottimi strumenti per la programmazione post sono Hootsuite, Postpickr, Buffer.
  4. Monitoraggio dei risultati raggiunti tramite gli strumenti di Insights e Analytics e stesura di un report settimanale da esibire al cliente.

Lo storytelling è la tecnica del raccontare storie attraverso la scrittura e le immagini. Molto utilizzato dal web marketing negli ultimi anni, ha lo scopo di catturare l’attenzione dell’utente emozionale e fidelizzarlo al brand o al messaggio su cui si fa storytelling.

La mente dell’utente del web, che in termini di marketing è un consumatore a tutti gli effetti, è bombardata quotidianamente da messaggi pubblicitari, quindi per lasciare un’impronta nella sua moemoria, è necessario craere contenuti di valore in grado di emozionarlo.

Il brand attraverso una narrazione, un racconto coinvolgente e di valore , costruisce un’identità capace di far affezionare il consumatore e trasformarlo in suo cliente. Pensate alle campagne pubblicitarie di grande effetto, basate sullo storytelling (audiovisivo) del marchio Barilla, della Nike, dell’Adidas o delle organizzazioni umanitarie quali Unicef e Save the Children: in esse il messaggio viene veicolato attraverso storie “a puntate”. Stessa cosa avviene sul web, attraverso testi scritti ed audiovisivi, per i quali il web content creator deve mostrare abilità di ideare storie coinvolgendo ed emozionando chi legge.

Alcuni dei brand da cui prendere esempio per il digital storytelling sono: Redbull, Ikea, Airbnb, Coca Cola, Freda Media Agency.

Per quanti utilizzano Google Analytics è risaputo che la panoramica dei rapporti sul pubblico, che si trova nel riquadro di navigazione a sinistra di Google Analytics, è un elemento fondamentale in quanto mostra le caratteristiche degli utenti che visitano il sito internet di interesse: età, sesso, lingue parlate, tecnologia usata per accedere al sito.

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Premessa: che nessuno mi voglia male. Vorrei solo aprire gli occhi alle tante web content creator (che si spacciano per influencers) che credono di aver vinto la lotteria nazionale grazie ad Instagram. Ragazze…sveglia! L’età del paese dei balocchi è finita da un bel po’.

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Twitter è da sempre il miglior canale social “amico” della politica. E’ un social network istituzionale, che negli anni ha creato ed affermato il trionfo di grandi big politici come Obama, Trump e nel piccolo panorama italiano, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

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