Le parole colpiscono più forte, sono taglienti e dure tanto quanto un pugno. Si tende a pensare che essendo “volatili” non sortiscono effetti sul destinatario, al contrario di ciò che si crede, il risultato invece può essere devastante. 

Per vergogna oppure per carattere il ragazzo che ne è vittima non reagisce all’insulto e questo sedimenta nel profondo; la sensazione di malessere può crescere determinando una perdita di autostima e di serenità nella persona. 

È sbagliato pensare che la violenza verbale sia meno importante della violenza fisica. 

Gli effetti delle parole sono meno evidenti, non lasciano lividi sulla pelle ma lasciano cicatrici nell’animo e questo può ripercuotersi a livello psicologico sulla vittima.  

Frasi come: “Sei stupido!”, “Sei ritardato!”, “Sei grasso!”, “Sei talmente cretino che nessuno vuole stare con te!”, “Che puzza! Ah ecco da dove viene. Sei tu il puzzolente/puzzone!” (o frasi ancora peggiori) possono sembrare delle semplici offese, termini quasi scherzosi, invece minano l’autostima, spingono all’esclusione facendo sentire la persona che ne è il bersaglio “sbagliata”. 

Queste situazioni sono all’ordine del giorno tra ragazzi ed è nostro dovere di adulti insegnare ad essere educati e a rispettare l’altro. 

Diversa è la situazione online, i bersagli possono essere chiunque, non necessariamente sono persone che conosciamo in modo diretto nella vita reale. 

Anche Amnesty International è intervenuta sull’argomento, lanciando una campagna contro l’odio online (Fonte: https://www.amnesty.it/campagne/contrasto-allhate-speech-online/).

L’hate speech viene categorizzato con tre aggettivi: 

  • diffuso, perché può coinvolgere numerosi utenti che siano vittime o aggressori
  • liquido, per la capacità veloce diffusione, infatti una volta iniziata la catena è molto difficile porre un freno o fermarla
  • pericoloso, proprio perché muta, assume forme diverse e può raggiungere un numero alto di contatti. 

Chiediamoci, da adulti e genitori consapevoli, come possiamo intervenire affinché i nostri figli non diventino né vittime né bulli?

Un suggerimento è quello di dare l’esempio. 

Siamo responsabili dell’educazione dei nostri ragazzi e cerchiamo prima di tutto di essere noi educati, non dimostriamoci scontrosi nelle situazioni sfidanti, facciamo valere la nostra opinione senza alzare i toni e aprendoci ad un dibattito costruttivo.

Parliamo con i nostri figli. 

Argomenti come questo non possono essere dei tabù, hanno bisogno di capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, soprattutto in un modo dove i fatti di cronaca vengono comunicati su diversi supporti digitali e anche i nostri figli possono venire a contatto. Prendiamoci del tempo, affianchiamoli nella comprensione di determinati fenomeni e delle loro conseguenze. 

Fidiamoci degli strumenti digitali, ma non troppo. 

Non basta sapere come funzionano tecnicamente, bisogna avere la consapevolezza che sono delle porte d’accesso alla nostra identità digitale e di conseguenza non sono innocui. 

Aggiungendo poi che le interazioni dei nostri figli con i loro conoscenti per la maggior parte avvengono online. 

Medici, chirurghi e operatori sanitari oggigiorno devono considerare i social media come un’opportunità per costruire il proprio personal branding, raggiungendo così quanti più pazienti possibili e, perché no, offrendo anche consigli su malattie e problemi di salute. E’ importante quindi creare una vera e propria strategia di marketing digitale

Web Site

Bisogna innanzitutto partire dalla costruzione di un buon sito internet che dovrà rimanere sempre aggiornato nei contenuti e nella grafica. Un sito veloce, leggibile, interattivo ed ottimizzato per i dispositivi mobile. Il sito internet è un grande biglietto da visita e risulta fondamentale anche l’attenzione alle tecniche di scrittura SEO, in modo da farlo risultare nelle prime pagine di ricerca, quando l’utente – paziente digita la query di interesse. All’interno del web site ci deve essere una sezione dedicata al blog, dove il medico, almeno due volte a settimana, dovrà caricare post informativi/descrittivi che serviranno a fidelizzare il paziente.

Social media

Una buona tecnica di social media marketing va ad accrescere la brand awareness e permette un’interazione tra il medico ed il paziente, aumentando la possibilità di fidelizzazione a quello specifico medico. I canali social diventano anche una vetrina pubblicitaria dell’operato dello specialista. Si pensi ad esempio ai chirurghi estetici: il “prima” e il “dopo” delle loro operazioni e trattamenti estetici sono tra i più gettonati nella rete ed in tempo reale mostrano ai pazienti la qualità dell’operato dei medici. Con le campagne ADS (campagne pubblicitarie a pagamento) che Facebook, Instagram, Linkedin, Twitter mettono a disposizione, gli specialisti possono sponsorizzarsi ad un target di persone i cui parametri impostano loro stessi, raggiungendo così nuovi potenziali pazienti.

E mail marketing

L’invio delle e mail è un ottimo modo per rimanere in contatto con i propri pazienti e raggiungerne di nuovi (magari quelli che hanno espresso  interesse per una procedura chirurgica o un trattamento). Si possono condividere tramite e mail nuove promozioni, i post dei blog ed ultime notizie di best practice mediche. La creazione e la condivisione di newsletter è un ulteriore strumento di fidelizzazione del paziente.

Influencer marketing

Ingaggiare micro influencer ed influencer nella sponsorizzazione del proprio esercizio di medico professionista può risultare di grande aiuto nel raggiungere un target di persone molto ampio. Ricordiamo infatti che al di là del numero dei followers che un influencer può avere, un post pubblicato sulla sua pagina instagram raggiunge migliaia di visualizzazioni nell’arco di mesi, se creato intelligentemente con hashtag ad hoc.

Noti medici italiani ingaggiano gli influencer per pubblicizzarsi, come ad esempio i chirurghi estetici Giacomo UrtisIgor Poccia,  Pietro Lorenzetti oppure il medico ortopedico Giovanni Angiolini

Il prossimo 4 maggio Yahoo Answers chiude i battenti lasciando orfane di risposta milioni di utenti: le domande più assurde.

Il 28 giugno del 2005, Yahoo decide di mettere a disposizione di tutti gli utenti web la sua piattaforma di condivisione della conoscenza gratuitamente.
Yahoo Answers è un forum nel quale chiunque può soddisfare la propria curiosità o rispondere ai propri dubbi senza necessità di perdere l’anonimato e senza il timore che qualcuno lo giudichi per la richiesta che ha fatto. La community della piattaforma, infatti, era disponibile a risolvere qualsiasi curiosità o a dare una mano per qualsiasi problema.

Gli utenti potevano chiedere di tutto: feedback su un particolare prodotto tecnologico, su dove trovare il servizio assistenza, ma anche sulla tecnica ideale per dare piacere al proprio partner. La piattaforma, poi, attraverso ad un algoritmo, premiava le risposte migliori e quelle più dettagliate, così da farle emergere per chi aveva posto la domanda, ma anche per chi in futuro se la sarebbe posta.

La piattaforma, dopo 16 anni di onorato servizio, chiuderà i battenti il prossimo 4 maggio, privando gli utenti di usufruirne e cancellando di fatto un pezzo di storia di internet. Yahoo Answer, infatti, ha fatto parte della fase di espansione del web, quando con l’arrivo delle connessioni a banda larga e l’abbassamento dei costi, internet cominciava ad essere alla portata di tutti e a rivoluzionare la fruizione dei contenuti per sempre. Insieme a Youtube e Wikipedia, infatti, questa piattaforma ha rappresentato una specie di colonna portante della prima epoca del web di massa.

Per celebrarlo, vi riportiamo alcune delle domande più assurde mai pubblicate sulla piattaforma. Un utente, ad esempio, una volta ha chiesto: “Come faccio a porre una domanda su Yahoo Answer”, non rendendosi conto (o giocandoci sopra) di aver posto la domanda. Un altro ha chiesto: “Come faccio a farmi filmare da quelli di Youtube”, o ancora c’è chi ha chiesto: “Se mangio me stesso divento il doppio o scompaio?”. Sempre sulla linea ironica c’è chi ha chiesto: “Cosa succede se lego una fetta biscottata sulla schiena di un gatto?” o ancora “Se mio padre e mia madre fossero fratelli?”. Potremmo continuare, ma il tempo e lo spazio per citarle tutte sarebbe infinito. Se siete curiosi, tuttavia, sul web ne trovate ancora a decine.

In tempi di crisi, si sa, le aziende tendono a tagliare le attività considerate infruttuose e non indispensabili. Così, molti imprenditori decidono di ridurre gli investimenti destinati al marketing digitale. Tuttavia, occorre riflettere bene prima di operare tale scelta e considerare che oggi il web rappresenta, non solo uno dei pochi modi per arrivare alla clientela, ma anche il più efficace.

Hanno bloccato le fiere di settore, i convegni, i workshop e fare una riunione attorno ad un tavolo è utopico, almeno per il momento. Ci rimane dunque la rete, la principale strada da intraprendere per comunicare con il target, che verosimilmente è più ricettivo perché si trova a casa: magari lavora al computer o è annoiato sul divano con lo smartphone in mano, pronto a farsi attirare da un annuncio online personalizzato. Le aziende che attualmente si sentono in trappola a causa del COVID-19, non si rendono conto di avere in mano la chiave per uscirne ancora più forti: il marketing digitale.

Le potenzialità del marketing ai tempi del COVID-19: non solo fiere

Da sempre, le imprese, soprattutto quelle B2B, puntano sulla partecipazione a eventi e fiere per incrementare la rete di contatti. Queste occasioni di incontro hanno effetti positivi soprattutto su settori poco digitalizzati oppure sulle PMI, che in questo modo possono incrementare la propria visibilità e generare un passaparola positivo attorno al proprio operato.

Ricchi di propositi, gli imprenditori investono migliaia di euro all’anno per acquistare uno spazio espositivo, l’attrezzatura e il personale necessari per un evento di pochi giorni. Non c’è da stupirsi che l’annullamento delle fiere provocato dall’emergenza sanitaria sia stata una vera e propria doccia fredda per tanti di loro. Come risollevarsi? Come reinvestire il budget destinato agli eventi dal vivo?

Questo è il momento di pensare seriamente alla trasformazione digitale, non solo per quanto riguarda l’operatività delle risorse umane (vedi smart working) ma anche per tutte le altre attività dell’impresa, tra cui la promozione aziendale.

Digital Marketing e COVID-19: vince chi si adatta

Lo diceva anche Darwin: sopravvive chi si adatta alle circostanze, chi riesce a trovare l’opportunità anche nella crisi. Se un imprenditore è abituato da sempre adincontrare faccia a faccia clienti, collaboratori o fornitori, ora deve trovare altre strade per raggiungere le stesse persone. La rete, in tal senso, offre una marea di alternative: ci sono i social network, da quelli più indicati per il B2B (come LinkedIn) a quelli ideali per rivolgersi al consumatore finale, come Instagram o Facebook.

Ci sono i siti istituzionali per incrementare la visibilità, che possono essere spinti ancora di più con un annuncio a pagamento su Google Ads o un piano editoriale SEO: insomma, c’è una soluzione per ogni esigenza. Non resta che intercettare i bisogni del target, decidere gli obiettivi, creare la strategia e metterla in pratica in modo professionale, costante ed efficace.

D’altronde, se ci pensi bene, anche quando il peggio sarà passato, il ritorno alla “normalità” sarà abbastanza gradualefra quanto tempo potrai avvicinarti ad un tuo potenziale cliente e stringergli la mano, senza che lui pensi prima a lavarsela con un gel per le mani piuttosto che comprare il tuo prodotto? I canali online favoriscono il distanziamento sociale ma, allo stesso tempo, ti consentono di vendere. Sembrano fatti apposta per questo periodo storico.

È il momento di ripensare alla tua strategia: da tradizionale a digitale

Se finora, molti imprenditori si sono mossi in modo cauto, e senza troppa convinzione, ora è il momento di ingranare la marcia e dedicarsi anima e corpo alla creazione di strategie digitali pensate per il target. Si potrebbe iniziare lavorando sui canali già esistenti, come le pagine social o il blog aziendale, inserendo nuovi contenuti pensati per intercettare i clienti o rassicurare quelli già esistenti durante questo periodo, così complesso e difficile. La presenza online sarà sicuramente apprezzata dal pubblico.

Molte aziende che hanno in programma eventi dal vivo, organizzati prima dell’emergenza COVID-19 solitamente non li annullano, ma decidono di organizzarli online. In questo modo possono invitare gli iscritti a partecipare da remoto e, allo stesso tempo, provare qualcosa di innovativo. Così molti format si reinventano grazie alla rete. Le aziende finalmente colgono le opportunità dei canali online e gestiscono l’emergenza, riuscendo anche a investire in uno strumento, il marketing digitale, che porterà enormi benefici quando la crisi sarà passata.

Avvicinarsi, in modo graduale, ad un approccio di questo tipo permette alle imprese di reagire positivamente a un momento difficile e, allo stesso tempo, investire in strumenti e risorse che sempre di più occuperanno un ruolo di primo piano nell’economia mondiale.