I social network sono ormai parte integrante della nostra vita, tocchiamo lo schermo del nostro cellulare non meno di 50 volte al giorno e nelle pause tra un lavoro e l’altro balziamo da Facebook, ad Instagram, da Twitter a Linkedin a You Tube. Ci sono talvolta alcune persone (soprattutto giovani) che ne fanno un forte abuso e che decisamente avrebbero bisogno di ciò che gli psicologi chiamano “cura digital detox”. Scopriamo quali sono gli effetti collaterali dell’eccessivo uso dei social network:

Una ricerca del Journal of Social and Clinical Psicology ha rilevato come coloro che trascorrono molte ore sui social possono sviluppare sintomi simili alla depressione. Il motivo?

Perchè si paragona continuamente la nostra vita con le immagini ed i video mostrati dagli altri, che sono solo spezzoni di vita “esasperati” in chiave positiva: luoghi paradisiaci, outfit all’ultimo grido, selfie caratterizzati da lineamenti, trucco e parrucco impeccabili.: tutto riconduce alla perfezione, che in realtà non esiste, è solo una “montatura” per creare engagement ed assicurarsi quindi un giusto seguito.

Oltre alla depressione, altri sintomi mandati dal corpo come campanello d’allarme per l’indigestione da internet sono il mal di testa, il bruciore degli occhi, la stanchezza mentale, la sensazione di stordimento. Anche la mania compulsiva di accedere ogni poco al proprio profilo social per verificare quanti like, condivisioni o visualizzazioni hanno ricevuto i post e le instagram stories è segno che si sta perdendo il senso della realtà off line a vantaggio della dimensione ovattata del web.

Esistono cure per la dipendenza da internet e nello specifico dai social network? Certo!

Prima di tutto uscire per fare lunghe passeggiate (sarebbe meglio a contatto con la natura) lasciando tassativamente il cellulare a casa!

Seconda cosa: arricchire la propria vita di relazioni sociali , incontrandosi quanto più possibile con amici e conoscenti ed intraprendere nuove conoscenze che ci riempiano le giornate ed i lassi di tempo libero.

Terzo aspetto: dedicarsi ai vari hobbies (preferibilmente fuori casa e con il cellulare spento). Iscriversi in palestra dove, oltre al corpo, si allena anche la mente (l’esercizio fisico rilascia infatti dopamina ed endorfina che sono salutari per l’umore).

Quarta soluzione: se si tratta di una grave forma di dipendenza, è necessario consultare uno psicologo che essendo un medico specializzato, rileverà le soluzioni più adeguate.

Come può aiutare un’attività di social media marketing, aziende e singoli professionisti ad avere successo sul web? Vediamolo, passo dopo passo, in quattro semplici step:

  1. Bisogna individuare il target di riferimento a cui si rivolge la società o il singolo personaggio. Questo lo si ottiene con una buona attività di social listening e la creazione di uno schema buyer personas, ossia di una rappresentazione immaginaria del cliente ideale sulla base di dati ricavati tramite Facebook Insights e Google Analytics. I dati riguardano: età, genere, interessi, comportamenti, attività degli utenti sul sito web.
  2. E’ fondamentale definire le linee guida del piano di comunicazione. Quindi:
    – quali sono i nostri obiettivi do comunicazione
    – quali sono i valori – – chi sono i nostri stakeholders – il motivo per il quale l’azienda ha deciso di esporsi sui social media – cosa bisogna migliorare nella campagna pubblicitaria sui social media – con quali risorse (e quale team di lavoro) attivare il miglioramento.
  3. Attuazione di un piano editoriale per programmare sui canali social l’uscita di post, video, infografiche. Il consiglio che mi sento di dare è di puntare molto su questi ultimi due elementi, dal momento che i contenuti audiovisivi hanno un impatto maggiore sull’utente rispetto ai semplici post scritti. Ottimi strumenti per la programmazione post sono Hootsuite, Postpickr, Buffer.
  4. Monitoraggio dei risultati raggiunti tramite gli strumenti di Insights e Analytics e stesura di un report settimanale da esibire al cliente.

Lo storytelling è la tecnica del raccontare storie attraverso la scrittura e le immagini. Molto utilizzato dal web marketing negli ultimi anni, ha lo scopo di catturare l’attenzione dell’utente emozionale e fidelizzarlo al brand o al messaggio su cui si fa storytelling.

La mente dell’utente del web, che in termini di marketing è un consumatore a tutti gli effetti, è bombardata quotidianamente da messaggi pubblicitari, quindi per lasciare un’impronta nella sua moemoria, è necessario craere contenuti di valore in grado di emozionarlo.

Il brand attraverso una narrazione, un racconto coinvolgente e di valore , costruisce un’identità capace di far affezionare il consumatore e trasformarlo in suo cliente. Pensate alle campagne pubblicitarie di grande effetto, basate sullo storytelling (audiovisivo) del marchio Barilla, della Nike, dell’Adidas o delle organizzazioni umanitarie quali Unicef e Save the Children: in esse il messaggio viene veicolato attraverso storie “a puntate”. Stessa cosa avviene sul web, attraverso testi scritti ed audiovisivi, per i quali il web content creator deve mostrare abilità di ideare storie coinvolgendo ed emozionando chi legge.

Alcuni dei brand da cui prendere esempio per il digital storytelling sono: Redbull, Ikea, Airbnb, Coca Cola, Freda Media Agency.

Per quanti utilizzano Google Analytics è risaputo che la panoramica dei rapporti sul pubblico, che si trova nel riquadro di navigazione a sinistra di Google Analytics, è un elemento fondamentale in quanto mostra le caratteristiche degli utenti che visitano il sito internet di interesse: età, sesso, lingue parlate, tecnologia usata per accedere al sito.

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